Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Un giorno di ordinaria dichiarazia a Cialtronia – 2

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Nel caso vi fosse sfuggito, il deCav Silvio Berlusconi, l’autentica peperonata della vita politica italiana, data la tendenza ormai neurovegetativa a ripresentarsi, con le sue fiabe e le sue ricostruzioni “storiche” da diva del muto nell’epoca delle balle in technicolor renziste e grilline, è tornato ad accamparsi sui media, non solo quelli della Casa. Nulla di inedito, s’intende, ma qualche ruttino degno di menzione emerge ancora.

Non è degna di menzione (né degna tout court) la reiterazione della promessa per i pensionati, fatta ieri al prestigioso Tg4:

«Sono stato l’unico Presidente del Consiglio che ha alzato a 1 milione di Lire per 13 mensilità tutte le pensioni che erano di molto inferiori. Lo dico in maniera impegnativa: quando il nostro movimento avrà di nuovo la responsabilità di governo, una delle primissime cose che faremo nel primo consiglio dei ministri sarà aumentare le pensioni minime a 800 euro. E probabilmente -stiamo facendo i conti con il bilancio pubblico- anche a 1.000 euro»

E’ noto che il famigerato “primo consiglio dei ministri” è un classico della Fantasilandia berlusconiana. E’ nel corso di essi, nel passato, che sono state adottate misure come l’eliminazione della allora Ici prima casa, da cui le finanze pubbliche locali non si sono più riprese.

Più meritevole di segnalazione è il fatto che oggi, nel corso di una intervista a Radio anch’io, il deCav, che nei giorni scorsi si era detto certo di un giudizio della storia sul suo conto come “padre della patria”, si è nuovamente detto pronto a bere l’amaro calice della Grande Coalizione:

«Francamente non so risponderle, dovremmo guardare a quello che succederà nell’economia e non escludo che per il bene del Paese ci sia la possibilità di stare tutti insieme per prendere delle decisioni»

Beh si, potrebbe accadere, come già visto nel recente passato, coi governi Monti e Letta, dove Berlusconi è stato la fattiva architrave della paludosa produttività dell’esecutivo, salvo sfilarsi e portar via il pallone al grido di “ci hanno ingannati”, ed a magnificare quanto lui ed i suoi hanno resistito alla strega Merkel. Comunque, Berlusconi tenga buono l’impegno: se tanto ci dà tanto, questa traiettoria dell’Italia ci porterà dritti ad un memorandum europeo, sotto forma di contractual agreement, tra un anno o due (forse prima, se dovesse accadere un nuovo shock economico globale), e quindi serviranno patrioti da Unità Nazionale. Salvo sfilarsene appena le cose migliorassero ed invocare una commissione d’inchiesta sulle lettere golpiste giunte da Bruxelles, Francoforte e Berlino.

Altra menzione d’onore ai nostri dichiaranti va oggi ad Andrea Romano, di Scelta Civica, che ci regala l’ennesima frustissima perla di europeismo manieristico e divorziato dalla realtà:

«Fuori dall’euro l’Italia non conterebbe più nulla»

In effetti ora, nell’euro, l’Italia è una potenza regionale agli steroidi, guida l’agenda setting comunitaria e gioca un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’integrazione politica continentale. Con simili pro-euro, chi ha bisogno di no-euro? Ma Romano (e non solo lui) stia sereno: l’Italia, con questa andatura, è destinata a schiantarsi, sia dentro che fuori dall’euro.

Altro capolavoro di riformismo forte europeo, di quelli che spiegano perché l’Italia è da sempre modello del processo di selezione del personale politico da mandare nelle istituzioni europee, marchiandole con la nostra assertività, viene da Alessia Mosca, capolista Pd alle Europee nella circoscrizione Nord-Ovest. Intervistata da la Stampa Mosca, in chiara trance agonistica, propone il “contratto unico a tutele crescenti” per tutta l’Europa. Mi voglio rovinare, siori e siore:

«La mia proposta prevede la creazione di un contratto di lavoro unico, valido in tutta l’Ue. Uno dei punti su cui è fondata è la mobilità dei lavori: noi abbiamo il dovere di renderla possibile. Anche perché la mobilità favorisce la crescita e lo sviluppo delle economie locali».

Un contratto unico aiuterebbe?
«Certo, con questo sistema il lavoratore si vedrebbe riconosciuto automaticamente anzianità e contributi, anche se maturati in un altro Paese»

Già oggi, però, c’è la possibilità di riscattare i contributi
«Si, ma il sistema è molto macchinoso, complicato. E alla fine c’è chi rinuncia a farsi riconoscere qualche mese di lavoro fatto all’estero»

Regole uguali per tutti anche per quanto riguarda i minimi salariali? «Quello dovrebbe essere l’obiettivo finale, ma bisogna agire passo a passo. Iniziamo a riconoscere alcuni diritti, come i contributi previdenziali. Poi lavoreremo per un’unificazione salariale e anche in ambito fiscale»

Ma non è fantastico, tutto ciò? In Europa noi italiani mandiamo rigorosamente solo i visionari, spesso ben oltre il limite dell’antidoping.

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