Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Poveri a futura memoria

in Economia & Mercato/Unione Europea

In queste settimane di tormentone greco, verità contrastanti si fronteggiano soprattutto sul punto più politicamente sensibile: le pensioni. Il governo Tsipras fornisce dati terrificanti, che parlano di tagli intorno al 45% degli assegni medi, ma i dati indicano che l’incidenza su Pil della spesa pensionistica greca è in continua espansione. Da un lato questo è certamente dovuto all’effetto ottico di una spesa poco o per nulla comprimibile nel breve termine quale quella pensionistica, a fronte del forte calo del Pil. Ma questo non spiega tutto. C’è dell’altro.

Per comprenderlo, è utile leggere questo commento dell’Economist. Prima del 2010 il sistema pensionistico greco era molto generoso, per usare un eufemismo, avendo il più alto tasso di sostituzione (rapporto tra pensione ed ultima retribuzione) dei 30 paesi a maggior reddito, necessitando di soli 35 anni di contributi per ottenere l’assegno pieno, mentre con 37 anni di contributi era possibile incassarlo prima dei 60 anni di età. Riguardo ai famosi “lavori usuranti”, il pensionamento era possibile a 55 anni con 35 anni di contributi ed almeno 25 anni di “usura” professionale. Unico problema, la lista dei lavoratori usurati era piuttosto ampia, figurando in essa (ad esempio) anche i parrucchieri. Non stupisce quindi che, nel 2006, un terzo dei pensionamenti fosse per lavori usuranti. Tra le altre valvole di sfogo vi era poi la pensione minima, erogabile con soli 15 anni di contributi.

Date queste premesse, non stupisce neppure che la spesa pensionistica greca fosse al 13,5% del Pil nel 2009 con proiezione al 25% nel 2050. Da allora in Grecia vi sono state due riforme pensionistiche, sotto la spinta dei Memorandum della Troika; l’ultima delle quali, nel 2013, ha previsto un’età di pensionamento “legale” (normale) a 67 anni, per uomini e donne, con penalizzazioni per pensionamenti anticipati e contribuzione piena innalzata da 35 a 40 anni. Non solo: gli assegni pensionistici sono stati ridefiniti in funzione della progressione dei guadagni durante la vita lavorativa, e non più in base all’ultima retribuzione. Il combinato disposto di queste misure ha abbattuto il tasso di sostituzione tra pensione ed ultima retribuzione dal Bengodi del 96% al 54%. Da ultimo, la lista dei lavori usuranti è stata rivista secondo criteri più severi (o più propriamente seri) e l’età minima di fruizione innalzata a 62 anni.

Quale è il problema, quindi? La riforma non è stata abbastanza incisiva? I compiti a casa non sono stati fatti? Formalmente si, ma solo per il lungo periodo. il legislatore greco si è ben guardato dall’assumere iniziative retroattive. Di conseguenza, si è avuta un’ondata di pensionamenti anticipati e per usurati che ha fatto esplodere la spesa pensionistica e di fatto non ha toccato la stragrande maggioranza di quanti pianificavano di andare in pensione entro la fine di questo decennio. Non è un caso che, a fronte delle nuove voragini apertesi, il governo greco precedente sia stato costretto a colpire chi in pensione c’era già. Col blocco dei due “bonus” semestrali per i pensionati del settore privato, equivalente ad un taglio del 14% degli assegni per circa due terzi dei percipienti. Il tutto avendo presente che la Grecia ha la terza popolazione più anziana dei 28 paesi della Ue, dopo Germania e Italia. Demografia, portali via.

Oggi, i creditori internazionali vogliono un risparmio sulla spesa pensionistica di almeno l’1% del Pil nel 2016, da ottenere chiudendo la finestra delle pensioni minime ed aumentando di due punti percentuali i contributi sanitari pagati dai pensionati. Ma non sarebbe tutto risparmio, perché i creditori vogliono che parte delle risorse così generate vada a confluire in erogazioni di welfare riconducibili ad un reddito minimo per l’intera popolazione.

Quindi, in sintesi estrema, la Grecia ha riformato il sistema pensionistico con troppa lentezza, aprendo un’autostrada all’effetto perverso dei pensionamenti anticipati. Nel frattempo, il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ribadisce all’Eurogruppo la volontà del governo greco di “minimizzare i pensionamenti anticipati”. Ma c’è un solo modo per farlo: estendere le precedenti riforme all’intera popolazione lavorativa greca, con effetto immediato. Fattibile? Incostituzionale? Chi può dirlo. Ma la realtà chiama.

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