Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Dove nacque lo stoicismo

in Economia & Mercato/Unione Europea

Questa settimana, attendendo il referendum greco su una proposta non più esistente e che non riguarda comunque l’uscita dall’euro (Alexis Tsipras dixit), Buttonwood, blog dell’Economist, cita il commento di Joseph Gagnon, del Peterson Institute. Sono considerazioni di puro buonsenso, che tuttavia qualche venditore di fumo in giro per il mondo (molti dei quali operano attivamente dalle nostre parti) si direbbe certo di riuscire a confutare.

Partendo da una ipotesi di uscita dalla moneta unica, con conseguente deprezzamento della nuova divisa (non ci eserciteremo sulle percentuali di tale deprezzamento), che accadrebbe dopo la prima fiammata inflazionistica nel paese? L’ipotesi di Gagnon e del senso comune:

«Un governo competente conterrebbe questo iniziale aumento di prezzi a circa il 10-15% attraverso numerose misure. Prima, e la più importante, il governo affermerebbe l’indipendenza per statuto della banca centrale, con sicurezza del posto per il suo governatore ed un mandato a conseguire un’inflazione del 2% nel medio termine. Secondo, il governo dovrebbe impegnarsi a mantenere indefinitamente un bilancio in pareggio. Terzo, i salari dei pubblici dipendenti e le pensioni pubbliche dovrebbero essere limitate ad aumenti annuali del 2% in dracme»

In sintesi, questo implicherebbe esattamente il tipo di austerità che Syriza ha promesso di evitare. Ricordate? Ancora Gagnon:

«L’attuale governo è già indietro nella esazione delle imposte, e sarà fortemente tentato di invertire alcuni dei tagli draconiani degli anni recenti. La Grecia sarà tagliata fuori dall’indebitamento internazionale ed il suo governo troverà molto difficile prendere a prestito sull’interno. Se il governo non manterrà un bilancio in pareggio per il futuro prevedibile, la tentazione di prendere il controllo della banca centrale per finanziare il suo debito attraverso la creazione di moneta sarà irresistibile. A dirla tutta, anche la diffusa percezione sulla probabilità che il governo abbandoni l’equilibrio fiscale potrebbe essere sufficiente per creare uno scoppio di inflazione che la banca centrale sarebbe costretta a combattere con alti tassi d’interesse che potrebbero soffocare la crescita economica. La storia della Grecia, fatta di inflazione relativamente elevata prima di entrare nell’euro, non depone favorevolmente per la sua credibilità in questo sforzo»

L’Economist chiude con un’ipotesi di scenario venezuelano, fatto di spirale prezzi-salari e monetizzazione estensiva del deficit pubblico che alla fine sfugge di mano e diventa iperinflazione. Ma noi siamo certi che il popolo greco, che si accinge finalmente a mettere la croce sul proprio destino (pur se su un quesito referendario inesistente ed incomprensibile), si sottoporrà stoicamente a questa dose aggiuntiva di durissima austerità, pur di recuperare la propria sovranità monetaria. Anzi no, aspetta, gli ultimi sondaggi danno ancora una schiacciante maggioranza di greci a favore dell’euro. E quindi? Hai visto mai che ai greci non sia stata detta tutta la verità? Ah, dimenticavamo: l’unica lieve differenza tra Venezuela e Grecia è che la seconda non ha alcunché da esportare. Ma sono dettagli, dopo tutto.

Tags:

Ultimi in Economia & Mercato

Go to Top