Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Il signor Rossi ed i pugni sul tavolino

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La politica italiana, alla disperata ricerca di nuove fonti di legittimazione, ha trovato nella sciagurata vicenda delle quattro banche “risolte” una preziosa fonte di capri espiatori, nemici esterni ed opportunità per esprimere la propria affettuosa vicinanza alle famiglie di risparmiatori colpite dalla vicenda. Anche ieri in tanti si sono cimentati in proclami ed empatia travolgendo logica, tempi degli accadimenti e senso comune. O, detto altrimenti, in crassa ignoranza.

Ad esempio il governatore della Toscana, Enrico Rossi, rispondendo ai giornalisti ha scolpito, relativamente a Banca Etruria, che

«Ci troviamo una situazione di difficoltà che non può finire sulle spalle soprattutto dei piccoli azionisti. Bisognerà distinguere gli azionisti istituzionali e le fondazioni da quelli che avevano messo da parte i risparmi di una vita. Su questo occorre trovare il modo per intervenire e se c’è bisogno, anche di battere qualche pugno sul tavolino in Europa»

Gli azionisti, dice Rossi. Cioè investitori nel capitale di rischio di un’azienda, pur se peculiare come una banca, per giunta cooperativa. Ma le azioni sempre capitale di rischio sono, come dimostrano i numerosi casi di cooperative non di credito che sono saltate in questi anni in Italia. Curioso che ci sia chi vuole spingersi ad “indennizzare” dei soci di capitale, ma siamo in Italia, dove i buoni sentimenti, l’accidia, l’insipienza ed il dolo divampano. Prosegue Rossi, con immancabile lip service:

«I soldi non ce li possiamo mettere noi. Abbiamo chiesto al Governo di intervenire e abbiamo anche, avvalendosi di esperti, indicato alcune soluzioni. Mi sembra che le prese di posizione del premier Matteo Renzi siano positive. Ci sono delle dichiarazioni del ministro delle Finanze che sono anch’esse positive ma troppo contenute, perché sembra che si parli di intervento umanitario»

Dopo di che, ecco stagliarsi all’orizzonte l’inconfondibile sagoma del capro (anzi, del caprone) espiatorio:

«Bisogna anche riconoscere che in Europa, in Germania, in Spagna e Portogallo, ci fu un grande intervento per mettere a posto le banche ma l’Italia a quel tempo si rifiutò di intervenire. Mi sembra che l’Europa abbia preso miliardi addirittura per poter risanare le banche, così come la Germania»

Perbacco, “l’Europa ha preso miliardi”, disse Rossi al chioschetto, con gli amici. E dove li ha ficcati, la scostumata? Notare poi quello che sta diventando in queste ore il topos della politica italiana: “Mamma, la Germania cattiva ha salvato le banche e non lo consente a noi, gombloddo!” Il punto è che la Germania è intervenuta in via prevalente non con soldi sonanti ma con garanzie, che sono poi scadute senza essere azionate. La parte di soldi pubblici effettivamente erogata in ricapitalizzazioni rappresentava, ormai molti anni addietro, denaro pubblico.

Chi e cosa vietava all’Italia, quattro anni addietro o giù di lì, di usare propri soldi pubblici per ricapitalizzare le banche? Ah no, aspetta: soldi pubblici noi non li avevamo, e comunque le nostre banche erano le più sane della Via Lattea, anche grazie al fatto che non parlavano inglese. La Spagna ed il Portogallo hanno chiesto soldi Ue per ripulire il proprio sistema creditizio ma quei soldi sono andati a gonfiare il loro debito pubblico. L’Italia non ha ritenuto di chiedere quel denaro, illo tempore, perché le nostre banche erano sane (cit.), non parlavano inglese, non si attaccavano al lavoro del vostro dentista né alle vostre tasse e si rimpinzavano gioiosamente di titoli di stato indigeni. Solo da un annetto a questa parte, in piena “ripresa”, si notano maldestri tentativi del governo italiano di turno per far passare una bad bank con soldi pubblici, ostacolati da quei cattivoni di Bruxelles. Dei veri torturatori di popoli, signora mia.

Appurato dove stanno le colpe (in Europa, che diamine!), ecco Rossi che fa tremare il tavolino:

«(…) l’Ue così non va bene: io credo nell’Europa, ma bisogna che l’Europa questi problemi li capisca. Non è che la povera gente, il popolo più piccolo, minuto, possa prendere tra capo e collo colpi di questo genere»

Dickens si è reincarnato in Toscana, si direbbe. Perché è l’Europa che questi problemi non li capisce, ovvìa. Però, vediamo: le quattro banche risolte sono saltate in una notte di novilunio, il mese scorso? Ah, pare di no: basterebbe fare una ricerchina per scoprire cose che voi umani. Banche commissariate da circa due anni e mezzo, per dissesti frutto dell’italica miscela tra stupidità e criminalità di colletti bianchi. Due anni e mezzo trascorsi usando i giornali, soprattutto locali, come buche delle lettere per mandare messaggi tra clan. “Arriva la cordata“, “pronto pool di imprenditori“, “salviamo il territorio, l’ecosistema, la specificità“. Ma il tempo scorre inesorabile, le direttive europee pure.

Ma non si poteva usare il fondo interbancario di tutela dei depositi, che diamine? Eh, certo. Solo che, con una approfondita ricerca, scopriamo che funzione di quel fondo è (udite, udite) garantire “Conti correnti, depositi (anche vincolati), assegni circolari, certificati di deposito nominativi”. Ma come, e le obbligazioni? 

Si tratta di investimenti e non di depositi e pertanto non sono tutelati dal FITD.

Ah! Ehm. Vabbè, comunque è colpa dell’Europa e della Germania, sia chiaro. Ah, a proposito, se volete assistere ad un documento eccezionale, che archeologi ed antropologi useranno tra qualche decennio, quando ci sarà il post mortem dell’espressione geografica chiamata Italia, guardate la puntata di Ottoemezzo di ieri sera, guest star due governatori: Debora Serracchiani e Giovanni Toti. La prima, tra le altre perle, ha confessato di aver perso 18.000 euro investendo in azioni della popolare veneta che le ha concesso un mutuo “a condizioni agevolate: ma è colpa mia”. Ecco, allora: pare che la mutualità, nel credito, si esprima anche in questo modo. Formalmente nulla di illegale. Il problema, come tutto quello che riguarda questo paese di cleptocrati a selezione negativa, è la governance. E comunque, se è colpa della cliente della banca, il discorso si chiude qui, no?

Per contro l’illustre statista Toti ha proclamato: “Mettiamo nella legge di Stabilità 800 milioni per tutelare questi azionisti ed obbligazionisti, e sfidiamo l’Europa”. Un po’ come i pre-adolescenti che gareggiano tra loro a chi emette il peto più fragoroso, si direbbe. Il tutto con soldi dei contribuenti ma sono dettagli, è palese che Toti si è preso invidia dalle gesta di Renzi il Magnifico, che fa collezione di 0,2% di deficit contro “gli ottusi burocrati di Bruxelles”, affossando le prossime generazioni.

Chi vuol esser lieto sia, ché del doman vi è certezza. Di fallimento.

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