Andrà molto peggio, prima di andare meglio

In Italia le auto trainano anche il credito

in Economia & Mercato/Italia

Pubblicato oggi dalla Banca d’Italia il supplemento al Bollettino statistico relativo a moneta e banche. Dal quale si evince, per l’ennesima volta, che in Italia non c’è alcun boom di mutui immobiliari. Piuttosto, c’è una robusta ripresa del credito al consumo ma non sappiamo se rallegrarci per questo.

Prima di arrivare al dato dei prestiti bancari, ci corre l’obbligo di segnalarvi che a novembre si è verificato un calo di 11 miliardi nei depositi in conto corrente. Questa potrebbe essere solo una fluttuazione casuale, comunque, anche perché per ben 7 miliardi si tratta di una riduzione di depositi delle amministrazioni centrali. Il movimento è tuttavia sufficientemente ampio da impattare sugli aggregati monetari M1, M2 ed M3. Ma transeat.

I numeri più sfiziosi però li trovate a pagina 29 del documento di Bankitalia, e sono relativi alla disaggregazione dei prestiti alle famiglie. Esaminiamo la categoria “prestiti per acquisto di abitazioni”. Quelli di scadenza superiore a 5 anni, dove vengono classificati i mutui, sono passati, da novembre 2014 a novembre 2015, da 358,109 miliardi a 359,470 miliardi: un aumento di 1,3 miliardi pari allo 0,38%. Avete letto bene: lo stock di mutui erogati dalle banche è aumentato in un anno dello zerovirgolatrentottopercento. Questo conferma quello che vi ripetiamo da mesi: le banche hanno semplicemente sostituito mutui scaduti o stralciati dal bilancio con nuove erogazioni. Tutto lì. Non c’è alcun contributo dei mutui alla ripresa del credito in Italia. Attendiamo solo che il dottor Patuelli ci fornisca i dati completi.

Si, ma esaminando il totale dei prestiti alle famiglie si osserva che i medesimi sono passati in un anno da 596 a 620 miliardi, con un incremento del 4%. Se i mutui sono cresciuti solo dello 0,38% e di un misero miliardo, cosa ha fatto il resto? Semplice: il credito al consumo, cioè i prestiti personali. In dettaglio, quelli con scadenza compresa tra 1 e 5 anni aumentano in un anno di 8,7 miliardi, cioè di ben il 52,7%. Quelli di scadenza superiore ai 5 anni crescono di ben 14,3 miliardi, cioè del 37%.

Quindi, per riepilogare: non sono i mutui a crescere ma i prestiti personali, di ben 23 miliardi di euro in un anno. Ora, considerando il mini boom delle vendite di auto ed il fatto che le finanziarie delle case automobilistiche operano nella quasi totalità dei casi come banche, e come tali sono monitorate dalle statistiche della Banca d’Italia, si giunge alla ragionevole conclusione che l’espansione del credito alle famiglie registrata nell’ultimo anno, che è magna pars della timidissima variazione positiva tendenziale del credito al settore privato in Italia, è figlia della ripresa del settore auto, proprio come successo alla produzione industriale.

Non che ci sia necessariamente qualcosa di male in ciò, sia chiaro, anche se un paese dove il credito al consumo aumenta più del reddito disponibile non è esattamente in equilibrio, se la tendenza dovesse consolidarsi. Il punto vero è che, al momento, la ripresa congiunturale italiana è guidata pressoché esclusivamente dal settore dei mezzi trasporto, cioè dalla ripresa delle vendite di autoveicoli. È un bene, è un male? Noi gradiremmo vedere un movimento un filo più “corale” tra settori in espansione. Diversamente il rischio è quello di avere un mini-ciclo indotto solo dal cambio di auto delle famiglie. Che notoriamente non porta da nessuna parte.

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