Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Trumped

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Alcune considerazioni più che spicciole post elezione di Donald Trump a quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti. Sarà un grande work in progress, durerà molto tempo, riserverà sorprese di ogni genere. L’Era della Volatilità è iniziata, alla grande. Scusate in anticipo per le banalità.

Intanto, servirà comprendere se e quale sarà lo iato tra proclami/programmi e realtà. Se sarà minimo, cioè se il programma di Trump verrà effettivamente attuato, avremo il collasso dell’economia mondiale a causa di una distruttiva reazione protezionistica. Se così andrà, chi nel mondo si lamenta da anni contro gli effetti nefasti della globalizzazione, avrà in omaggio un sontuoso contrappasso. In Vaticano preparino nuovi discorsi grondanti sdegno, ce ne sarà un gran bisogno.

A margine, e se le cose andranno realmente così, potremo divertirci con tutti quei piccoli stregoni fulminati che anelano a recuperare sovranità monetaria per poter esportare di più, e che con le loro banconote nuove fiammanti potranno arricchire di fibre la loro dieta.

De minimis, e quindi dalla penisola che va alla deriva in mezzo al Mediterraneo, da oggi i nostri Renzi e Padoan avranno il più grande alibi di una esistenza politica interamente spesa a rincorrere scuse, mentre i socio-politologi che bramano una nuova stagione fusionista tra la sinistra-sinistra ed il grillismo, contro l’alienazione globalista e per il riscatto delle classi popolari e medie depauperate (amen), potranno sperimentare che l’autoinganno resta uno dei più potenti allucinogeni, in attesa della realtà.

Il claim di questo zeitgeist globale è: “sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più“. Ma è la democrazia, quindi inchiniamoci ad essa. Anche giocare con i fiammiferi è parte integrante del gioco, dopo tutto.

Oppure Trump non riuscirà a realizzare quello che ha promesso.

Aggiornamento – I mercati, dopo lo shock iniziale, chiudono la giornata con un robusto rally (tranne l’Italia, ça va sans dire). Possibile che siano stati rincuorati dal discorso istituzionale ed inclusivo di Trump, e che abbiano quindi deciso di concentrarsi sullo stimolo fiscale che verrà, sotto forma di spesa pubblica per infrastrutture e taglio di tasse. Non è un caso che il rendimento del Treasury decennale abbia rivisto il 2%, dopo molto tempo. Ma questo non cambia di una virgola i termini della questione, soprattutto per la grave minaccia protezionistica di Trump, e gli interrogativi sulla dimensione comportamentale e caratteriale del personaggio. Attendiamo la scelta della squadra di Trump e le prime scelte operative.

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