Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Dal nostro corrispondente dalla rassegna stampa

in Adotta Un Neurone/Economia & Mercato/Italia

Oggi sul Corriere (cartaceo a pagina 15, online qui), c’è un pezzo del corrispondente da Londra, Luigi Ippolito, in cui si dà conto della crescente frustrazione di quanti cercano disperatamente di ottenere la residenza permanente nel Regno Unito, ritenendo che ciò possa porli al riparo dagli effetti nefasti della Brexit. Una situazione che suscita profonda amarezza ed anche rabbia tra gli expat in UK, che improvvisamente vedono le loro esistenze sconvolte ed il loro futuro drammaticamente opaco. Ma il punto non è questo.

Il punto è che il corrispondente dal Regno Unito del Corriere saccheggia a piene mani, nel “suo” pezzo, un’inchiesta del Financial Times di giorni addietro, che trovate qui (registrazione gratuita necessaria). Nel pezzo italiano non c’è alcun riferimento alla fonte originaria dell’informazione. Si noti che stiamo parlando di un’inchiesta, non di una notizia di stretta attualità, per la quale il giornale rischiava un “buco”. Una differenza non lieve.

Nel pezzo di Ippolito c’è proprio tutto: il polacco Marek che si arrende come la sua connazionale Marta, malgrado i suoi cinque anni nella City; l’implacabile richiesta di prove documentali di residenza: gli studi legali specializzati che assistono a caro prezzo i richiedenti ma sempre più spesso respingono le richieste. Tutto, ma proprio tutto, quello che si legge sul Ft.

Sul cartaceo del Corriere c’è la stessa immagine (sghemba) usata dal Ft, tratta dalla documentazione ufficiale, su cosa serve per dimostrare l’esistenza di redditi da lavoro autonomo da allegare alla richiesta. Quello che invece sul Corriere non siamo riusciti a trovare è il riferimento alla fonte, l’inchiesta del Financial Times. Forse Ippolito potrebbe obiettare che la sua opera è originale, perché si apre con un riferimento a “Bruno ed Emma”, un ricercatore francese nel campo delle energie rinnovabili che, dopo vent’anni in UK, si trasferisce in Scandinavia con la moglie scozzese. Ebbene sì, questo non c’è sul Ft. Perché era sul Guardian il 28 febbraio.

Ora, una domanda: perché copiare in questo modo spudorato la stampa estera persino sulle inchieste, senza indicare la fonte? E farlo, per giunta, da corrispondenti, non da deskisti disperati in una stanza milanese? Costava molto scrivere “Come racconta/narra/segnala il Ft/Guardian”? O forse si crede davvero che nessuno possa accorgersi del copia-traduci-incolla senza credits? Mistero. Se c’è qualcosa che mi sfugge, del lavoro giornalistico italiano, fatemelo comprendere. Così darò un senso all’inutile tesserino di pubblicista che ho in tasca.

E magari riusciremo anche a dare un senso a quel “riproduzione riservata” che fa bella mostra di sé in calce ad ogni pezzo del Corriere, e degli altri giornali italiani. Dopo di che attenderemo fiduciosi una bella inchiesta sull’Italian sounding, la becera imitazione/evocazione di inimitabili alimenti italiani ad opera di magliari stranieri che rubano il frutto del nostro sudato ingegno e delle nostre meravigliose terre (amen).

Ah, e in tutto ciò, in bocca al lupo e buon lavoro a Ferdinando Giugliano, l’economista con Ph.D ad Oxford che volle farsi giornalista per spiegare ai lettori quello che accade davvero nel mondo. Il quale, dopo anni al Financial Times ed un solo anno a Repubblica, torna tra le braccia della stampa anglosassone. Abbiamo perso un’enorme occasione, cari editori e direttori di un sistema morente.

Ultimi in Adotta Un Neurone

Go to Top