Andrà molto peggio, prima di andare meglio

Santander-Popular, il day after visto dall’Italia

in Economia & Mercato/Esteri/Italia

Torniamo sull’operazione-lampo di salvataggio di Banco Popular per mano di Santander, avvenuta ieri. Oggi, un po’ più a freddo, cerchiamo di capire se è tutto oro quel che riluce nel blitz “di sistema” spagnolo, e cerchiamo di confrontare questa vicenda con il persistente psicodramma con venature miste di sceneggiata, melodramma e farsa che caratterizza la situazione italiana, prima con MPS ed ora con le due popolari venete.

Cosa sappiamo del salvataggio? Ufficialmente, che tutto è avvenuto nell’arco di una notte, con la sollecitazione a trenta banche di manifestazioni di interesse. Ha vinto il Santander di Ana Botin, che dovrà mettere mano ad una ricapitalizzazione da 7 miliardi per coprire la voragine di Popular. Nota bene: sette miliardi di aumento di capitale, per Santander, sono l’8% della sua attuale capitalizzazione di borsa. Non noccioline ma certamente uno sforzo non proibitivo, laddove si pensi a cosa ha fatto invece Unicredit per il suo felicemente concluso aumento di capitale da 13 miliardi, all’epoca pari a metà della capitalizzazione.

Ma basterà? Perché sono facilmente prevedibili azioni legali da parte dei soci Popular, che hanno cacciato 2,5 miliardi due anni fa, in alcuni casi pare con finanziamento della stessa banca, in quelle che sarebbero operazioni “baciate”. Inoltre, è possibile che Santander non abbia potuto valutare correttamente lo stato reale del portafoglio crediti del Popular, visto che non risulta che in passato fosse stata aperta una data room e visto che l’intera vicenda si è risolta in poche ore.

Perché in Spagna c’è sistema sinergico ed in Italia no, o meglio da noi solo aborti contagiosi tipo Atlante? Ottima domanda, davvero. Cercheremo di sfuggire alla suggestione della chiave di lettura secondo cui siamo dei cialtroni specializzati a spazzare la polvere sotto il letto sin quando il letto non ci rovina in testa, con l’intera abitazione. Noi non abbiamo compratori per le venete perché i banchieri italiani non sanno far di conto oppure perché le venete sono morte e insistiamo a non volerne prendere atto? O forse alla venete serve un bail-in vero, inclusi senior pro-rata?

Fu vero bail-in? Questo è un punto molto delicato. Secondo alcuni osservatori italiani, per dirla alla Vujadin Boskov, bail-in è quando sono colpiti i bond senior. Nel caso di Popular, “stranamente”, l’intera operazione si è aperta e chiusa azzerando azionisti e tutti gli obbligazionisti subordinati, ma solo loro. Forse perché Popular era di fatto privo di materiale “bailinabile” oltre i subordinati, vista l’evaporazione dei depositi ed il fatto di avere emesso covered bond che sono al riparo dal bail-in? Piccola nota a margine: ma secondo voi, ha senso ipotizzare e prescrivere che il bail-in colpisca i depositi oltre centomila euro, quando questi ultimi evaporano alla velocità della luce, spesso sulla base di rumours, che divengono vere e proprie profezie che si autoavverano? No, vero?

Detto in parole ancora più povere: Banco Popular è stato il paziente zero della BRRD, ma si tratta di schema universalmente replicabile? Sì e no. L’operazione appare replicabile nella misura in cui esistano acquirenti dentro e fuori il sistema nazionale, e nella misura in cui la politica accetti che possano esservi perdite corpose per alcune categorie di creditori. Ricordiamolo: è vero che qui non sono andati di mezzo i bond senior ma è parimenti vero che nel caso Popular gli obbligazionisti subordinati, tutti, sono stati azzerati. Nei casi italiani la politica sta cercando disperatamente di evitare che ciò accada, a costo di mandare a marcire tutto il sistema. Prima di parlare del rischio che il bail-in dei senior possa causare uno tsunami di sistema (tutto da dimostrare), servirebbe accettare che occorre procedere ad azzerare i subordinati, e poi si ragiona d’altro.

Ma già, dimenticavamo: da noi c’è stata la stagione delle truffe, con subordinati piazzati all’impazzata nei portafogli di risparmiatori che nulla sapevano di questo strumento, considerato pressoché sicuro, e che serviva a gruppi di controllo senza soldi per mantenere la presa sulle banche. Quando è cambiato l’habitat, alcune specie sono state minacciate di estinzione. L’homo italicus, nella fattispecie.

Quindi, la nostra opinione è che non esiste il bail-in standard applicabile a tutti, del tipo one size fits all, perché le banche hanno strutture del passivo molto differenti, ma resta il fatto che la Spagna ha “fatto sistema” in modo funzionale e sinergico; l’Italia invece fa sistema trasformando crisi bancarie (e crisi aziendali, vedasi, AlitaliaIlva, ed altro) in altrettanti reattori di Fukushima. Dire “se fossero stati coinvolti i senior, avremmo avuto un fungo atomico, così invece è troppo facile”, equivale a ragionare per controfattuali che peraltro si dimostrano del tutto indulgenti con lo status quo italiano.

Per chiudere, visto che ogni giorno ha la sua levata d’ingegno, dopo la liquidazione del Mulino Bianco di ieri, firmata da Federico Fubini, che evidentemente ha frainteso il suo prezioso informatore (l’alternativa è che il suo informatore sia tutt’altro che prezioso bensì un cialtrone disinformato), oggi segnaliamo il commento del prolifico Angelo De Mattia. Che su Mf dapprima elogia l’operazione spagnola:

«[…] con un intervento attuato con grande velocità, il Santander ha acquistato per 1 euro il Banco Popular evitando così per quest’ultimo il bail-in e dimostrando il ruolo che le banche maggiori e il sistema possono svolgere per operazioni di salvataggio e di risanamento»

Scordando che in Italia “fare sistema” vuol dire mettere uranio radioattivo nel ventilatore (vedi Atlante), arrivando a dire che in Spagna non ci sarebbe stato alcun bail-in (a parte l’azzeramento dei creditori subordinati, ma che sarà mai?), e poi prescrivendo, con grande coerenza, quanto segue:

«[…] di fronte al pervicace e miope permanere delle resistenze della suddetta Direzione [la DG Comp della Ue, ndr], occorre agire senza tener conto della prescrizione dettata e provvedere all’aumento di capitale in chiave precauzionale con l’intero apporto pubblico, sfidando pure l’eventualità di una procedura di infrazione»

Quindi: viva il sistema-paese e le risorse private del settore bancario, ma noi dobbiamo mettere soldi pubblici. Perché? Perché altrimenti “moriremo tutti!”, come urlò Homer Simpson quando per errore scattarono le mascherine dell’ossigeno sull’aereo su cui viaggiava.

Se un sistema-paese si misura anche dalla qualità del suo dibattito pubblico e dalla competenza di quelli che vengono considerati i suoi esperti, inclusi amministratori delegati di banche in dissesto, è del tutto evidente che l’Italia è condannata senza appello.

P.S. Oggi gira, tra le altre cose, la singolare interpretazione secondo cui quello di Banco Popular sarebbe stato “salvataggio” e non risoluzione, perché sarebbe stata preservata la continuità aziendale:

In realtà, basterebbe leggere le norme per quello che sono:

Da tali norme si evincerebbe, quindi, che vi è stata risoluzione a mezzo bail-in, perché non è scritto da alcuna parte che bail-in è quando sono colpiti i senior.

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