Umane miserie

Da alcuni anni, dopo aver lasciato la direzione di Repubblica e monetizzato meritatamente i frutti della sua creatura imprenditoriale, Eugenio Scalfari si è elevato nell’empireo della riflessione filosofica. Nulla di che, alcune rimasticature di grandi temi della (e sulla) umana esistenza, ma sempre illustrate con il periodare asciutto, incisivo e severo che lo caratterizza. Di quando in quando, tuttavia, il Nostro non disdegna qualche capatina nelle angustie del mondo quotidiano per accendere i Lumi sulle nostre esistenze, e ciò avviene in preferenza la domenica ove, a differenza di un suo illustre predecessore, Scalfari non riposa.

Anche oggi, quindi, abbiamo il piacere di abbeverarci alla fonte della Conoscenza, sul tema assai contingente della “strategia di uscita” dall’Iraq.
Dopo uno sbrigativo ed accondiscendente ritrattino di Condoleezza Rice, Scalfari cita le parole di quella che ritiene essere la vera anima nera, il precettore del debosciato Bush: il vicepresidente Cheney, che afferma che “il lavoro sarà compiuto”, e l’uscita dall’Iraq delle forze statunitensi potrà avvenire, solo quando “le forze armate irachene saranno in grado di garantire la sicurezza interna e anche quella esterna del paese. Esterna. Cioè nei confronti dei paesi confinanti. Cioè della Siria e soprattutto dell’Iran.”
Un concetto di buon senso, basato sulla stabilità e la capacità di mantenimento di un’organizzazione statuale autonoma. Ma Scalfari e la sua superiore intellezione scorgono in questi concetti l’opera del demonio. Dopo l’abituale derisione della volontà americana di portare nel mondo gli inquietanti concetti neocon di libertà e democrazia, Scalfari si lancia in una serie di paragoni che sarebbero imbarazzanti per l’intelligenza di chiunque, ma evidentemente non per la sua. Traendo le mosse dal libro di un autore americano piuttosto critico verso le posizioni in politica estera dell’amministrazione Bush, Scalfari ribadisce che gli Stati Uniti sono ciò che gran parte dell’opinione pubblica europea “sa da molto tempo” (forse dallo sbarco in Normandia, aggiungiamo noi…): una “potenza imperiale”, “un moloch militare che vuole dominare il mondo”. Passa poi in rassegna “a volo d’uccello”, con olimpico sussiego, evidentemente in ciò agevolato dalla sua elevazione filosofica sopra le umane miserie, tutte le sciagurate dottrine che, fallendo miseramente, hanno cercato in passato di “esportare” un’ideologia ed una visione del mondo: la rivoluzione francese, la rivoluzione trotzkista del manifesto di Marx ed Engels, il leninismo-stalinismo dell’Unione Sovietica, il nazismo. Per dare prova tangibile e definitiva di un relativismo culturale che lascia agghiacciati per cinismo e assoluta amoralità ed anomia, Scalfari accomuna a queste dottrine del passato anche quello che definisce il “messianesimo” di Bush. Non pago di cotanta idiozia, inserisce una compiaciuta constatazione: “Lo Stato etico depositario di una qualsiasi morale cui educare i popoli non attecchisce fortunatamente in Europa, ci vuol altro che il resistibile fascino della Rice per renderlo accettabile nella terra di Talleyrand.” Qui Scalfari, che deve aver perso alcune dispense del corso di filosofia da edicola che attualmente segue, fa confusione tra l’etica dello Stato, di hegeliana memoria, e la più “semplice” ed eticamente nobilitante adesione ai valori di tutela dei diritti umani, democrazia e libertà che informano (o dovrebbero informare, quando non inquinati da ottusi esegeti) la cultura occidentale.

Altra prova di kissingerismo de noantri, Scalfari la dà quando parla dell’aspirazione autonomista del popolo curdo, che egli vede invece come devastante spinta alla disgregazione dell’intero scacchiere mediorientale. Evidentemente, a Scalfari piaceva di più quando i curdi erano gassati da Saddam, perché almeno all’epoca il “federalismo” in salsa saddamita regalava “stabilità?? all’intera regione. “Si vedono ora gli effetti nefasti prodotti da chi, scoperchiando il vaso di Pandora, ha consentito il diffondersi di una nube di veleni mortiferi in tutta la regione”. Regione che, lo ricordiamo, prima dell’intervento militare alleato, era notoriamente presa a modello di rispetto dei diritti umani, civili e politici.

Scalfari è sempre stato portatore di una visione del mondo iper-realista, utilitaristica ed opportunistica, già ai tempi in cui immergeva braccia e corpo nei liquami della Prima Repubblica, di cui era assolutamente convinto di essere mosca cocchiera e king-maker. Ma ora che si diletta pure di filosofia, tutto ciò che riesce a cuocere è un nauseabondo pastone infarcito di snobismo intellettuale, ignoranza epistemologica e razzismo verso i “selvaggi”, mediorientali e di tutto il mondo,con i quali la democrazia è geneticamente incompatibile. E’ anche per merito di questi aedi del pensiero illuminista e relativista che la civiltà occidentale è sotto assedio, e certo ad essa non gioverà l’approccio bottegaio dell’Unione Europea, che pensa di poter comprare anche i principi morali.

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