Professionalità

Ipotizziamo pure che l’articolo de l’Unità di ieri, nel quale un ebreo romano deportato accusava il padre del governatore del Lazio, Storace, di averlo bloccato per strada, portato in una Casa del Fascio e percosso, non fosse un tentativo premeditato di gettare palate di fango, a pochi giorni da elezioni regionali sempre più nevrotizzate, su un avversario; ipotizziamo pure che la linea editoriale di un quotidiano urlato, costantemente sopra le righe, sguaiato, ideologicamente malato, quale è l’Unità, non sia mai stata viziata da notizie inventate di sana pianta; ipotizziamo anche che questo giornale non abbia ormai come unico obiettivo editoriale e missione politica quello di additare al pubblico ludibrio, o più propriamente all’odio, i politici ed i giornalisti “nemici”, berciando quotidianamente di complotti, colpi di stato striscianti o manifesti, morte della Costituzione (nientemeno), in un climax di slogan sempre più simili a quelli che si sentivano per strada e si leggevano sui muri nel disgraziato 1977 italiano. Ipotizziamo che, per raggiungere questo obiettivo nobile e progressista (al quale anche il front runner della coalizione di sinistra sta imparando ad ispirarsi, da perfetto estremista moderato quale è), questo giornale non sia arrivato ad utilizzare i peggiori manganellatori mediatici disponibili su piazza, spingendosi ad infrangere pure il tabù politically correct del machismo. Ipotizziamo pure tutto ciò. Ma la giornalista che ha realizzato il pezzo, e che oggi sventolava il registratore portatile con le dichiarazioni del confuso testimone manco fosse il Sacro Graal, non avrebbe fatto meglio a riscontrare le proprie fonti, regola cardine del giornalismo? Peraltro, in questo caso sarebbe stato molto facile, non occorrendo contattare altri sopravvissuti ai campi di sterminio, ma essendo sufficiente verificare che il padre di Storace, nel 1941, anno dell’aggressione, aveva 12 anni e abitava a Sulmona. Le successive “scuse” del direttore Padellaro non sono tali, basta leggere il titolo dell’edizione online de l’Unità per comprenderlo: “Storace smentisce l’ebreo deportato”, un modo perlomeno bizzarro di negare la realtà fattuale, cercando di evocare una devastante vicenda umana quale unica fonte di legittimazione morale, anche di fronte alla menzogna più conclamata. Goebbels sarebbe stato orgoglioso di questa tecnica di contraddittorio.