Giudiziario troppo esecutivo

Protesta, il senatore a vita e presidente emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, dopo aver appreso del ricorso alla Corte Costituzionale, “contro governo e parlamento” da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, in merito al provvedimento legislativo, che ha forza di legge ordinaria, che permette ai magistrati, assolti a titolo definitivo al termine di un procedimento penale a loro carico, di tornare al lavoro. Come noto, il Csm ritiene, forzando in senso estensivo una norma della Costituzione, di avere competenza esclusiva su promozioni e trasferimenti dei magistrati e quindi anche sulla reimmissione in servizio degli stessi, al termine di un procedimento giudiziario. Tesi tutt’altro che pacifica ed acquisita, ma che rappresenta l’ennesimo tentativo di esorbitare dalle proprie attribuzioni. Di fatto, il Csm vorrebbe avere l’ultima parola sul ritorno in servizio di Corrado Carnevale, in modo da poter esercitare la propria “giustizia suprema” (cioè politica), al di fuori e aldilà delle norme di legge. Abbiamo già avuto modo di segnalare la bulimia del Csm nell’attribuirsi funzioni, ben oltre quanto stabilito dalla Costituzione. Si tratta di una intollerabile zona franca, costruita entro ed oltre i limiti attribuiti ad un organo che da decenni non fa altro che politica, disinteressandosi dell’amministrazione della giustizia, come dimostra il recente richiamo del presidente della repubblica riguardo gli inaccettabili ritardi nelle assegnazioni di vertice delle sedi giudiziarie. Evidentemente, quando si passa gran parte del tempo a far politica, è difficile occuparsi pure di fastidiosi burocratismi, così lontani dalla concezione “alta e nobile” della funzione della magistratura, quella del contropotere.

GIUSTIZIA: COSSIGA, CSM TENTA COLPO DI STATO COSTITUZIONALE

(ANSA) – ROMA, 25 MAR – ”Un colpo di Stato Costituzionale”. Francesco Cossiga definisce così il ricorso presentato dal Csm davanti alla Consulta ”contro governo e Parlamento” per l’approvazione di una norma con forza di legge ordinaria che ”permette ai magistrati ingiustamente condannati o sospesi dal
servizio per un procedimento penale conclusosi con la loro assoluzione, di recuperare il tempo perduto, rientrando in servizio”. Una vicenda relativa al caso di Corrado Carnevale, l’ex primo presidente della Cassazione che, dopo l’assoluzione, attende di essere reinserito in servizio.
”Posso comprendere le critiche anche le più severe rivolte dalla sinistra nei confronti della riforma costituzionale sostenuta dalla Cdl, a parte le esagerazioni sulla ‘via alla dittatura’ – afferma l’ex capo dello Stato in una nota – ma se non conoscessi il servilismo di parte della sinistra nei confronti dell’Anm e della magistratura militante ed il pregiudiziale loro assenso al loro braccio secolare, il Csm, spesso spalleggiato dalla Corte Costituzionale, mi dovrei meravigliare per il colpo di Stato costituzionale che questo organo sta cercando di realizzare, facendosi riconoscere la natura di terza branca dell’esecutivo con potere primario in materia di legislazione sull’ordine giudiziario”.
Dopo aver spiegato la vicenda del ricorso presentato dal Csm, Cossiga aggiunge: ”E’ vero che l’assunzione e la destinazione dei magistrati e’ di competenza del Csm, ma si tratta di una competenza amministrativa da svolgere nell’ambito e nell’esecuzione delle leggi che disciplinano l’ordinamento giudiziario e le carriere dei magistrati. Non basta, il Csm eccepisce la illegittimità di un decreto legge… su cui il Csm non abbia espresso il suo preventivo parere!”.
”E tutto questo – osserva il senatore a vita – per sbarrare la strada al magistrato Carnevale, una volta che la magistratura militante non e’ riuscita (perché nonostante l’Anm, ci sono pur sempre ancora magistrati indipendenti in Italia!) a sbatterlo in galera… Perché professa un’idea di giustizia diversa da quella di Violante, Lo Forte, Scarpinato & c”. E così, conclude Cossiga, ”la Corte Costituzionale, organo in gran parte non rappresentativo, si troverà a giudicare un ricorso di un organo non democraticamente rappresentativo, braccio secolare di una faziosa associazione politica, contro governo, Senato, Camera, emanazione della sovranità popolare…”. (ANSA).

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