Su Repubblica, Massimo Giannini si interroga sulla spettacolare iniziativa della ormai celeberrima procura di Trani, e sul blitz negli uffici milanesi di Standard & Poor’s, giungendo alla conclusione che queste iniziative sono giusto un filo esorbitanti, e del tutto anomale nel panorama di ogni altra democrazia occidentale. Facciamo progressi.

Qui si pensa da molto tempo che Nicola Porro sia un bravo giornalista, oltre ad essere dotato di una confortante propensione pro-market, laddove la norma per i giornalisti sembra quella di essere entusiasticamente  pro-business, quando si passa dalle parti di  Corso Marconi e non solo. Anche (ma non solo) per questo siamo piuttosto perplessi per l’iniziativa della procura di Napoli, ed in particolare di Henry John Woodcock, che consideriamo il migliore spot vivente per Berlusconi ed il suo desiderio di demolire la magistratura italiana fingendo di invocare riforme.

Una delle eredità peggiori che il berlusconismo lascerà alla storia patria è la demonizzazione maccartista dell’avversario politico. Non che in questo ci sia qualcosa di originale, peraltro: la specialità della sinistra è sempre stata quella di vedere trame golpiste ad ogni angolo di strada. Ma per quello che doveva essere “il partito dell’amore”, essersi ridotti a scimmiottare i trinariciuti non è esito di cui andare fieri.

A riprova del fatto che questo è un paese nel pieno di un rave party della logica, oltre che della coscienza civile delle sue élites, pare che gli ispettori inviati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano potrebbero non essere in grado di appurare se il premier Silvio Berlusconi risulti o meno iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Trani. Tutto dipende dalla “disponibilità” dei magistrati della procura pugliese a fornire chiarimenti in proposito oppure, come è loro facoltà, di opporre il segreto investigativo agli ispettori ministeriali.

La migliore sintesi di quanto accaduto ieri, con la pronuncia della Cassazione in merito al caso Mills, l’ha fatta CJ sul suo Twitter:

Cirielli batte postdatazione del reato uno a zero. Niente tempi supplementari

Vale a dire, se abbiamo ben compreso, che la legge ex Cirielli (che, tra le altre cose, riduce i termini di prescrizione) ha avuto la meglio su quella che viene interpretata come una non corretta (e fors’anche dolosa, secondo alcuni) datazione, da parte dei giudici di Milano, dell’episodio corruttivo in atti giudiziari esercitato dal premier nei confronti ed in concorso con il legale britannico David Mills. Si attende ora di capire se e come riprenderà lo spezzone di quel processo a carico del premier, che tuttavia con alta probabilità pare anch’esso destinato a prescrizione. In tutto ciò, vi è spazio per alcune considerazioni.

Nuovo fulminante post di Massimo Gramellini, che temiamo possa presto essere esiliato per la sua ormai incontenibile improntitudine verso l’uomo che ha bevuto l’amaro calice e ci ama tutti dal profondo, e che oggi urla il suo “basta” contro gli intralci che “dipendenti pubblici”, quali sarebbero i magistrati, frappongono alla geometrica potenza dell’amore governativo.