Su Francesco Saverio Borrelli, morto ieri, e sulla stagione di Mani Pulite molto si è scritto ed altrettanto si scriverà. Quello che abbiamo sotto gli occhi è una sostanziale resistenza di pratiche corruttive rispetto ad un’azione della magistratura che a volte (non sempre) è stata meritoria ma altrettanto inane. Perché c’è altro, in questa maledizione italiana.

Qui si pensa da molto tempo che Nicola Porro sia un bravo giornalista, oltre ad essere dotato di una confortante propensione pro-market, laddove la norma per i giornalisti sembra quella di essere entusiasticamente  pro-business, quando si passa dalle parti di  Corso Marconi e non solo. Anche (ma non solo) per questo siamo piuttosto perplessi per l’iniziativa della procura di Napoli, ed in particolare di Henry John Woodcock, che consideriamo il migliore spot vivente per Berlusconi ed il suo desiderio di demolire la magistratura italiana fingendo di invocare riforme.

Una delle eredità peggiori che il berlusconismo lascerà alla storia patria è la demonizzazione maccartista dell’avversario politico. Non che in questo ci sia qualcosa di originale, peraltro: la specialità della sinistra è sempre stata quella di vedere trame golpiste ad ogni angolo di strada. Ma per quello che doveva essere “il partito dell’amore”, essersi ridotti a scimmiottare i trinariciuti non è esito di cui andare fieri.

A riprova del fatto che questo è un paese nel pieno di un rave party della logica, oltre che della coscienza civile delle sue élites, pare che gli ispettori inviati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano potrebbero non essere in grado di appurare se il premier Silvio Berlusconi risulti o meno iscritto nel registro degli indagati dalla procura di Trani. Tutto dipende dalla “disponibilità” dei magistrati della procura pugliese a fornire chiarimenti in proposito oppure, come è loro facoltà, di opporre il segreto investigativo agli ispettori ministeriali.