Help is on the way

Come ampiamente previsto, l’esito delle elezioni comunali di Catania sta provocando due esiti convergenti: un piccolo bradisisma nell’Unione e puntualissime accuse di brogli elettorali. Riguardo il primo, leggiamo che Prodi, dal suo sito, ritiene opportuno reiterare l’invito a serrare le fila e proseguire nell’esperienza unitaria di Ulivo e Unione, non prima di aver ribadito che

Voglio dire, innanzi tutto, che il centrosinistra si sta attrezzando per governare sulla base di una unità raggiunta e solidificata in forme del tutto nuove. Rispetto al 1996 c’è una differenza molto forte. Quella di allora fu una semplice intesa elettorale, oggi l’Unione è costruita attorno a un programma che ognuno sentirà come proprio, un programma impegnativo per governare cinque anni. E all’interno dell’Unione c’è la Federazione dell’Ulivo, che si pone come baricentro dell’alleanza di governo.

Quindi, dopo “la banca costruita intorno a te”, ecco l’Unione costruita attorno ad un programma. Quale, non è ancora dato sapere.

Nel frattempo, ecco i suggerimenti e le interpretazioni intorno alla “opacità” delle procedure elettorali catanesi. Inizia Gian Antonio Stella sul Corriere, dando voce ad un supporter di Enzo Bianco, che avanza pesanti dubbi sulla regolarità delle procedure di spoglio elettorale. Segue a ruota la leggendaria Associazione “Articolo 21-liberi di…”, dietro il cui nome un po’ bizzarro (liberi de che?) si cela l’irrefrenabile anima di agit-prop di Beppe Giulietti. In un pezzo a firma Salamandra, intitolato “C’è del marcio a Catania?”, ove il punto interrogativo è palesemente un refuso, parla di liste civetta create da un fuoriuscito dell’Udc. Ma soprattutto descrive la situazione italiana in toni e con termini sconcertanti. Fortunatamente, il buon Salamandra (che è notoriamente ignifugo, quindi non può essere accusato di essersi bruciato il cervello) ha individuato la sua salvation army:

Tocca, quindi, al centrosinistra non farsi incartare e, invece, stabilizzare il timone della barca che sta veleggiando in acque un po’ intorbidate per non rigettarsi in distinguo e particolarismi, dividendosi per gelosie di appartenenza. Solo continuando sul progetto politico unificante impersonato da Prodi, l’Unione può continuare a vincere e a riportare speranza al martoriato popolo italiano.Il voto a Catania, il cui esito è quanto meno “sub iudice”, non può essere scambiato come un campanello di allarme per l’Unione, uno stop alla sua carica vincente, un’inversione di tendenza!
Chi usa questi argomenti, lo fa strumentalmente per fini poco chiari e certamente non aiuta il centrosinistra ad affermarsi alle prossime difficili elezioni regionali siciliane e politiche nazionali.

Mentre attendiamo gli osservatori dell’Onu, e stiamo cercando l’email di Jimmy Carter per invitarlo a Catania, rileviamo l’interessante excusatio non petita (del tutto simile a quella di Prodi) secondo la quale, in un ambiente “intorbidato”, (?) il centrosinistra non deve perdersi in particolarismi e divisioni. Come disse Prodi giorni fa, “non so se vinciamo perché siamo uniti, o se siamo uniti perché vinciamo”. Domanda evidentemente retorica. Comunque, al caro e “martoriato popolo italiano” Salamandra suggerisce di tener duro, una cosa tipo “He’s Romano Prodi and he’s reporting for duty, help is on the way

A proposito di piccoli demagoghi e salamandre assortite, la Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai, in applicazione della legge Gasparri, ha oggi finalmente nominato sette consiglieri di amministrazione. Gran bei nomi: il comunista Sandro Curzi, il margheritino Nino Rizzo Nervo, già direttore del Tg3, il solito casiniano d’ordinanza Staderini, il buon Giuliano Urbani, indennizzato della perdita del ministero dei beni culturali, il diessino Rognoni (altra figura emergente…dal passato), Malgieri di An, ed una carneade leghista. L’ottavo e il nono consigliere (tra cui il presidente) verranno poi scelto dal ministro dell’Economia Domenico Siniscalco, e sarà sempre l’inquilino di via Venti Settembre a scegliere il direttore generale. E qui si sta svolgendo un robusto braccio di ferro tra maggioranza ed opposizione, supervisionato “in persona” da Romano Prodi, con quest’ultima che vorrebbe la designazione di un presidente e di un direttore generale “di garanzia”.

Attendiamo anche qui. Nel frattempo, i giornalisti Rai sciopereranno contro l’azienda, che si è fatta sfuggire i diritti sull’intero Mondiale di calcio 2006. A nulla sono valse le giustificazioni del direttore generale Flavio Cattaneo circa l’antieconomicità dell’acquisto dei diritti, ribadita ieri sera al Processo di Biscardi. Vale la pena ricordare che il servizio pubblico svizzero rinunciò ad acquistare i diritti del mondiale nippo-coreano, ritenendo il proprio mercato pubblicitario di fatto “incapiente” a rendere tale acquisto economicamente sensato. Nella Confederazione non vi furono, all’epoca, levate di scudi e accuse di attentato alla democrazia. Ma, si dirà, loro sono svizzeri, freddi e calcolatori, nulla a che spartire con il Bel Paese.
E quindi, per il centrosinistra (ma con robusti mal di pancia anche a destra), si tratta di fatto della violazione di un diritto costituzionalmente garantito: il calcio in chiaro.

Panem et circenses per il martoriato popolo italiano. Help is on the way.


I sette nuovi membri del cda Rai