Sussidiarietà, una cura per l’Europa

La bocciatura del Trattato costituzionale europeo da parte degli elettori francesi ed olandesi, un anno fa, ed i sondaggi d’opinione in altri paesi dell’Unione Europea mostrano che il grado di accettazione della costruzione unitaria è in declino. Tra i motivi vi è certamente il basso livello di conoscenza del funzionamento dell’Unione Europea. Il processo di allargamento a passo rapido suscita inoltre timori di un eccesso di istanze politiche; allo stesso modo, la crescente burocratizzazione e regolamentazione proveniente da Bruxelles gioca un ruolo non marginale nell’acuire il malessere. I cittadini non comprendono il bisogno di tutta questa regolamentazione, e non ne vedono il valore aggiunto. La radice di tale involuzione può essere individuata nella violazione del principio di sussidiarietà. Il Bundesrat tedesco, la camera alta ove sono rappresentati i Laender, tiene nota dei progetti di direttiva europea suscettibili di violare il principio di sussidiarietà, cioè del principio in base al quale l’Unione Europea dovrebbe agire solo quando il risultato conseguibile dalla propria azione è migliore, per efficacia ed efficienza, rispetto all’intervento dei singoli stati nazionali. Dall’inizio del 2004 il Bundesrat ha segnalato oltre 30 violazioni alla sussidiarietà ed in molti casi ha criticato l’eccesso di regolamentazione. Nel maggior numero di casi, le violazioni non sono relative ad un progetto dell’Unione nella sua interezza, ma a suoi singoli aspetti ed alle specifiche disposizioni in essi contenute. Ad esempio, la direttiva sulla gestione del rischio di inondazioni impone agli stati membri di sviluppare piani per valutare il rischio d’inondazioni ed assicurarne la gestione, per quanto limitato tale rischio possa essere. Ma la protezione da inondazioni è principalmente un compito nazionale, quindi per il principio di sussidiarietà l’intervento dell’Unione Europea dovrebbe essere limitato alle aree di confine coinvolte nel disastro naturale. O ancora, l’UE non necessita di ingerirsi nella lotta al rumore ambientale ed ai problemi di sviluppo urbano: questi sono compiti degli stati membri e delle autorità municipali e regionali. Gran parte di quello che può essere definito il “vincolo burocratico”, con i costi impliciti su investimenti e crescita deriva quindi dalla violazione del principio di sussidiarietà. Un intervento in questo ambito legislativo potrebbe risultare importante per rinvigorire l’accettazione del progetto europeo da parte dei cittadini, oltre a ridurre i rischi di creazione di un superstato che comprima gli ambiti di agibilità democratica, per effetto della degenerazione del principio di cessione di sovranità ad entità sovrannazionali. E’ imperativo politico che compiti e procedure amministrative siano assunti a livello regionale e locale, cioè in prossimità al cittadino-elettore, rafforzandone la capacità di esercitare influenza, e rinforzando la capacità di azione di quanti si trovano ad un livello superiore del processo decisionale, consentendo di focalizzarsi sulle direttrici strategiche dell’azione di governo europeo. Ciò appare particolarmente funzionale alla gestione dell’odierna Ue allargata. Ma la teoria è sempre differente dall’esperienza pratica. Per un aspetto, vi è la fisiologica tendenza del livello burocratico più elevato a drenare compiti e funzioni ai livelli inferiori, in violazione del principio di sussidiarietà. Per un altro, vi è la tendenza di alcuni governi a cedere tutta la sovranità possibile per ottenere risultati altrimenti non conseguibili a livello nazionale, nota specialità della classe politica italiana.

In questa problematica riformatrice assume rilievo la proposta della Baviera, il cui governo è da sempre fortemente impegnato a contrastare le spinte centripete della costruzione europea: essa mira a rafforzare il principio di sussidiarietà, peraltro già statuito nel Trattato costituzionale europeo, attraverso la creazione di un meccanismo di early-warning di controllo, oltre al diritto di azione per i parlamenti nazionali ed al Comitato delle Regioni ogni qualvolta tale principio venga violato. Con tale meccanismo di early-warning i parlamenti nazionali sarebbero direttamente coinvolti nel processo legislativo europeo: la Commissione Europea trasmetterebbe le proposte di direttiva direttamente ai parlamenti nazionali, che avrebbero il diritto di denunciare (entro un arco temporale di sei settimane) eventuali violazioni del principio di sussidiarietà. In caso di segnalazione di violazione da parte di oltre un terzo dei parlamenti nazionali, la Commissione Europea sarebbe obbligata a riconsiderare il progetto di direttiva.
Con questo meccanismo di salvaguardia, ai parlamenti nazionali non sarebbe più richiesto di implementare normative che, talvolta per ottime ragioni, essi considerano sbagliate.
Supporto alla proposta bavarese è stato espresso dal presidente della Commissione, José Manuel Durao Barroso, oltre che dal cancelliere austriaco Schuessel, presidente di turno dell’Unione Europea, e dal primo ministro finlandese Matti Vanhanen, che gli subentrerà a giorni per il secondo semestre del 2006. Più in generale, il corso d’azione dell’Unione Europea deve essere improntato ad un’aggressiva semplificazione e snellimento della regolamentazione, e nel miglioramento delle procedure di valutazione dell’impatto regolatorio, soprattutto in termini di costi imposti dalla centralizzazione burocratica all’economia ed alla crescita dell’Area. Anche i soggetti decisori nazionali quali i parlamenti e le regioni (come nel caso tedesco, ove i Laender sono direttamente responsabili dell’applicazione e della trasposizione delle direttive comunitarie) devono contribuire, evitando di creare stratificazioni o aggiunte normative alla legislazione europea definita secondo canoni di sussidiarietà.
E’ sulla base di tali corsi d’azione, e non del solito richiamo alle fumisterie della mistica europea (arte in cui il centrosinistra italiano eccelle da sempre), che sarà possibile rivitalizzare la costruzione europea su basi più condivise e partecipate dalle comunità nazionali, impedire la deriva verso la creazione di una entità sovrannazionale a forte deficit di democrazia ed attuare il processo federalista nella sua essenza più autentica. La differenza tra una politica operativa, quale quella della Baviera, ed una declamatoria quale il ritualistico “giro di consultazioni” europee di Romano Prodi, peraltro accolto con malcelata condiscendenza da Barroso, è la stessa che passa tra il perseguimento dei propri interessi nazionali, nel riconoscimento che da esso derivano le costruzioni sovrannazionali, ed il conformismo banalizzante di futili giudizi di valore (“ripiegamento su illusorie e meschine rivendicazioni dell’interesse nazionale e su sterili abbandoni allo scetticismo verso il progetto europeo”), di cui il neo-inquilino del Quirinale ci ha recentemente gratificati.