Taci, il nemico ti ascolta

Personalmente, non riteniamo che le proposte contenute nel “pacchetto-Bersani” siano la soluzione ai problemi del paese. Alcune appaiono indeterminate, altre (quella sui taxi, come abbiamo più volte segnalato) si preoccupano solo dell’aspetto patrimoniale (indennizzi ai titolari di vecchie licenze al momento dell’emissione delle nuove) e non di quello reddituale (liberalizzazione delle tariffe). Altre misure, come l’introduzione nel nostro paese della class action, rischiano di essere parte di una strategia di consensus building neocorporativo, con i fantomatici “movimenti di difesa dei consumatori” che vengono cooptati nella struttura sociale della coalizione di centrosinistra. Resta il fatto che liquidare l’insieme dei provvedimenti come fuffa mediatica, oppure incasellarli a viva forza nella categoria della vendetta classista appare piuttosto semplicistico e riduttivo, e frutto di una mentalità cospirazionista che di solito è patrimonio della sinistra. Davvero pensiamo che tutti i tassisti, i farmacisti, i panificatori, i ristoratori ed i commercianti siano di destra? Ed in base a quali considerazioni? E non abbiamo sempre sostenuto che tra i poteri forti collaterali al centrosinistra figurano le banche, colpite oggi dal diritto di recesso a vantaggio del risparmiatore-consumatore sulla variazione unilaterale dei costi del rapporto? Altra obiezione molto letta durante il weekend è rappresentata dal mancato intervento su altre categorie professionali: medici, giornalisti, magistrati. Appare di tutta evidenza che l’aspetto dell’impatto sui consumatori dell’esistenza dell’Ordine dei giornalisti è del tutto marginale, mentre riguardo i medici il problema va ricondotto alla più generale organizzazione del servizio sanitario nazionale, e per la magistratura il tema va riportato a modifiche di legislazione, civile e penale, che hanno tale ampiezza e complessità che non sarebbe stato possibile ricomprenderle in quello che resta un pacchetto di misure ad impatto principale sui consumatori. Quello che siamo riusciti ad accertare è che i provvedimenti sono effettivamente l’applicazione pressoché letterale del programma dell’Unione (pagina 129 e seguenti)..

Il primo vero banco di prova dell’esistenza di una vera volontà liberalizzatrice da parte di questa maggioranza sarà rappresentato dall’intervento sulle Poste, che appaiono come un nodo inestricabile di interessi corporativi, ampiamente bipartisan. Ricordiamo che l’Italia deve ancora recepire la direttiva europea che prevede la progressiva liberalizzazione del mercato postale, e che entro il 2006 l’Unione Europea dovrà confermare l’ipotesi di piena liberalizzazione nei 25 stati per il 2009. Ciò determinerà la fine della riserva legale per gli attuali monopoli postali, e si prevedono forti turbolenze, soprattutto sindacali (per ulteriori informazioni sul tema, leggi qui). Vogliamo fare un bel gioco di società tutto italiano, di quelli autenticamente parolai ed inconcludenti? Il pubblico impiego è di destra o di sinistra? Forse è un monolite di destra, visto che nel centrosinistra c’è chi propone il blocco degli aumenti retributivi per i pubblici dipendenti, mentre nella scorsa legislatura un governo “liberista” ha concesso aumenti indiscriminati e sganciati da parametri di produttività. Ancora, Alitalia è di destra o di sinistra? Nella scorsa legislatura non è stata fatta fallire, e nella sua fornace sono finiti altri soldi dei contribuenti. Eppure, a sentire le grida di dolore di Alemanno, Rutelli, Marrazzo e Veltroni, sembrerebbe una forma di Grande Coalizione dello spreco di fondi pubblici. Che dire delle Ferrovie? Dal 2001 le tariffe sono bloccate, eppure si deve proseguire ad investire, anche solo per ammodernare il parco di rotabile. Che vogliamo fare?

Non scendiamo in tecnicalità, non rappresentano l’obiettivo prioritario di questo post. Obiettivo che è invece rappresentato dalle reazioni di alcuni sostenitori duri e puri della CdL che accusano di “intelligenza col nemico” quanti, all’interno di Tocqueville, hanno espresso valutazioni complessivamente positive sul pacchetto-Bersani, sulla prevalente base delle argomentazioni di cui sopra. Non bisogna fare sconti a questo governo, siamo perfettamente d’accordo. Ma da qui a chiedere agli elettori di centrodestra aderenti a Tocqueville di boicottare ogni e qualsiasi provvedimento governativo perché “loro hanno sempre fatto così con noi”, oppure perché “non bisogna regalare voti al centrosinistra” appare un’argomentazione francamente disarmante. Finora ci siamo astenuti dal commentare l’evoluzione attesa per Tocqueville, in larga parte perché attendiamo l’implementazione del percorso evolutivo delineato dal sindaco a fine 2005 e ribadito dopo l’incontro di Sestri, ma ci preme ribadire che, se l’obiettivo è quello di avere un aggregatore che funga da ripetitore acritico delle posizioni politiche del centrodestra (di quali, poi? Di Storace? Dello squallido opportunismo folliniano? O del liberismo genuino di Della Vedova, la mosca bianca della CdL?), incluse quelle che con il liberalismo c’entrano come i cavoli a merenda, il progetto è destinato a finire rapidamente sugli scogli.

Lo spirito critico è parte delle persone libere di mente e cultura, di quell’individualismo che riconosciamo come spinta al cambiamento ed alla innovazione. E’ difficile rintracciare vivacità intellettuale in una caserma, struttura che pure svolge molti altri meritori compiti, tra i quali tuttavia non figura l’elaborazione politico-culturale.

UPDATE: l’onorevole signorina Mara Carfagna, nota economista e costituzionalista, segretario della commissione Affari Costituzionali della Camera dei deputati,chiosa: ”Il decreto del governo sulla concorrenza potrebbe rappresentare un’interessante tessera di un mosaico che al momento non esiste. Le vere liberalizzazioni – aggiunge – si avviano a partire dai settori dove il monopolio è maggiore. Prodi e Bersani, pertanto, dovevano prima aprire i mercati di energia, poste, trasporti e servizi pubblici locali e poi passare ad altre categorie. Così com’è, questo decreto somiglia ad una vendetta elettorale che colpisce il centrodestra e lascia intatti i privilegi delle grandi lobbies e dei sindacati vicini al centrosinistra. In questo contesto – conclude – sono incomprensibili le aperture di esponenti della Cdl, che o non hanno compreso la portata punitiva e politica di questo decreto o si preparano a diventare quinte colonne del centrosinistra.”