Piazza Italia

Il 2 agosto 1980, alle 10.25 del mattino, una bomba esplode nella sala d’attesa di seconda classe della Stazione centrale di Bologna. L’esplosione investe anche alcuni vagoni fermi sotto la pensilina. Il bilancio è di 85 morti e 200 feriti.
Per la strage di Bologna vengono accusati e condannati all’ergastolo, dopo un lungo iter giudiziario, due esponenti dell’estremismo di destra: Francesca Mambro e Valerio Fioravanti.
Anche quest’anno, come ogni anno, si è tenuta la commemorazione della strage. Ma, a differenza degli ultimi cinque anni, oggi non vi è stata alcuna contestazione ad eccezione di qualche isolato fischio anarchico al sindaco Cofferati. Per il governo è intervenuto il ministro per l’attuazione del programma, il prodiano Giulio Santagata, che si è impegnato a nominare un commissario straordinario per garantire un’applicazione più puntuale (e civile, aggiungiamo noi) della legge 206 del 2004 sulle nuove norme a favore dei familiari delle vittime. Ma il governo Prodi s’impegna anche a rimuovere il segreto di Stato sulle stragi. Qui sorge il primo problema, perché secondo esponenti dell’attuale opposizione non ci sarebbe alcun segreto di stato, bensì solo il segreto sugli atti d’indagine, che dipende dalla magistratura. Singolare che il rappresentante del governo affermi l’esatto contrario. Ancora più singolare che il presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, Paolo Bolognesi, ritenga di doversela prendere con il governo precedente, denunciando “l’ultimo tentativo di depistaggio, in ordine di tempo, è venuto dalla Commissione parlamentare Mitrokhin dove, pur di scagionare fascisti e piduisti e non arrivare alla verità, si è tentato, ancora una volta, di avallare un’inesistente pista internazionale”. Non entreremo nel merito di una vicenda così intricata, dove stratificazioni di storia e menzogna hanno ricoperto di una spessa coltre di polvere la ricerca della verità. Vorremmo solo ricordare alla classe politica (sempre nella sua totalità) che il segreto di stato esiste o non esiste. Essere incerti anche su questo “dettaglio”, a distanza di alcuni decenni dagli eventi, è francamente sconfortante. Ai familiari delle vittime, o almeno a quanti tra essi ricercano la “verità” purché conforme alla propria visione politica, ricordiamo che questo è il miglior modo per non raggiungere alcuna verità. Alla piazza bolognese di oggi, che ha ritenuto di aprire un credito al governo Prodi perché evidentemente governo “amico”, suggeriamo di andare a rileggersi i discorsi commemorativi del periodo 1996-2000, e segnatamente del 1996 e 1997. Li troveranno sorprendentemente simili a quello odierno, inclusa la parte sul segreto di stato, cosa che dovrebbe indurre alcune amare riflessioni.

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