Rendite acquisite

Per Fausto Bertinotti sarebbe “meritoria una discussione tra i parlamentari” per “far sì che dalla prossima legislatura i regimi delle loro pensioni siano comprensibili a tutti”. Intervenendo a ‘Radioanch’io’, il presidente della Camera ha ribadito che quelle dei parlamentari sono “pensioni rilevanti, ma non è vero che ammontano a 10 mila euro al mese dopo una o due legislature”. In ogni caso, i trattamenti pensionistici dei parlamentari vanno resi “comprensibili a tutti”, per “determinare una trasparenza e una chiarezza che rendano la loro condizione pensionistica paragonabile a quella degli altri”. In ogni caso, “l’intervento andrebbe fatto senza toccare i diritti acquisiti, e quindi proiettando la questione sulla nuova legislatura”. Tuttavia, ha ribadito, serve “una discussione parlamentare per modificare questi regimi”. Bertinotti ha poi parlato anche della situazione dei ‘portaborse’ dei parlamentari. “Dopo la denuncia delle Iene – ha aggiunto – la Camera dei deputati e’ immediatamente intervenuta con un provvedimento che riconoscerà l’accesso ai propri palazzi solo ai collaboratori che hanno un contratto di lavoro con il deputato”.

Ineffabile Parolaio Rosso. Oggi abbiamo appreso che esistono “diritti acquisiti” anche per gli onorevoli in quiescenza, presto ci diranno che quello di parlamentare è un lavoro usurante. Ma Bertinotti ha ragione, i 10.000 euro mensili lordi si ottengono dopo circa 20 anni di legislature, mica bruscolini. Il problema, tuttavia, non sta solo nella “trasparenza” delle voci del cedolino degli onorevoli, bensì anche nel livello assoluto del loro compenso e nel più generale onere che il sistema politico allargato riversa ogni anno sulle tasche dei contribuenti.

Come scriveva nel 2005 il diessino Cesare Salvi nel suo libro “Il costo della democrazia“, scritto a quattro mani con Massimo Villone:

“Non si tratta solo del fatto che i parlamentari italiani percepiscono ingenti somme di denaro, vi è anche stata una moltiplicazione del numero dei funzionari nominati. Quasi 150.000 persone in Italia sono pagate per lavorare nell’interesse del bene pubblico. Ci sono 78 rappresentanti del Parlamento Europeo, 945 membri del Parlamento (315 senatori e 630 membri della Camera dei Deputati), e rappresentanti delle amministrazioni regionali, provinciali, locali e municipali. Ma il numero cresce fino a quasi 430.000 quando si considerano anche i consulenti a pagamento e gli incaricati politici.”

Secondo i calcoli di Salvi, i funzionari eletti e i finanziamenti ai partiti politici verrebbero a costare oltre un miliardo di euro all’anno. Certo, un importo non decisivo ai fini dell’equilibrio dei conti pubblici, ma certamente dal grande valore segnaletico e “pedagogico”.

Questo è il grande tema del “costo della politica”, che sta molto a cuore al nostro premier, noto moltiplicatore di poltrone e strapuntini ministeriali. Tornando a Bertinotti, il Subcomandante è davvero candido come un giglio. Pensate, il nostro inconsapevole parlamento ha avuto bisogno dello scoop di alcuni guitti televisivi per accorgersi che il tanto deprecato “nero” contributivo vive e prospera anche tra le sacre mura del tempio della democrazia. Forse per permettere ai parlamentari di massimizzare il proprio reddito disponibile minimizzando le spese vive, visto che l’indennità per assistente parlamentare viene erogata anche a chi sceglie di fare a meno del portaborse. Potenza della tanto deprecata flessibilità.

Tra tanti difetti, occorre riconoscere che Bertinotti e famiglia sono da sempre molto coerenti: ad esempio la consorte del Subcomandante, signora Lella, all’epoca poco più che cinquantenne, riuscì ad essere tra gli ultimi fortunati che staccarono il biglietto della pensione di anzianità poche ore prima dell’entrata in vigore della riforma Dini, nel 1995. Il lavoro logora, soprattutto chi ce l’ha.