La casta setta

Contravvenendo ad una solenne promessa fatta tempo addietro a noi stessi, torniamo ad occuparci della setta di Torre Argentina. Ieri è stato messo online il nuovo sito di Daniele Capezzone, il reprobo di casa Pannella. Diciamo subito che il sito non è gran cosa, né per aspetto grafico (ma quello è soggettivo) né, soprattutto, per contenuti. Capezzone lancia il suo network, l’ennesimo, con tredici punti programmatici, tredici “cantieri per un’Italia ad alta velocità”, nientemeno, sui quali cerca “adesioni”. Come ben sappiamo, anche per pluriennale esperienza personale nel magico mondo della finanza italiana, in questo paese ciò che conta non è essere bensì apparire, mediatizzarsi, e Capezzone è tra i migliori prodotti sulla piazza in tal senso, un autentico spinner di razza, vocato a promuovere soprattutto se stesso.

Ricordate lo scorso autunno la trovata capezzoniana e del leggendario Tavolo dei Volenterosi per combattere l’evasione fiscale senza trasformare il paese in uno stato di polizia tributaria? L’uovo di Colombo: il “contrasto di interessi”: rendere deducibile dalle tasse ogni prestazione e servizio acquistato. Non esattamente un esempio di semplificazione burocratica, ad evidenza, ma per alcune settimane questa trovata tenne le prime pagine di giornali e blog, fin quando la sua inconsistenza non venne implacabilmente disvelata. Ma ormai la “lepre Capezzone” era lontana, verso un radioso avvenire liberista e parolaio. Perché di Capezzone si può soprattutto rimarcare che incarna alla perfezione l’intimo convincimento di molti blogger: che sia cioè sufficiente leggere gli editoriali di Monti, Alesina e Giavazzi per aver per ciò stesso conseguito una granitica expertise nella dismal science. Un prodotto di mercato perfetto, per una domanda neppure troppo latente.

Non passeremo in rassegna i tredici punti programmatici capezzoniani. Quelli di matrice economica ci sembrano in prevalenza una fumosa reiterazione di vecchie tesi astrattamente liberiste ed una rimasticatura di letture raccogliticcie frammiste a vecchie demagogie radicali (come orgogliosamente ribadito dal Reverendo Marco nell’ennesima nota di ieri sera), come la proposta di eliminazione del sostituto d’imposta per i lavoratori dipendenti. Né manca l’omaggio a Sarkozy, altra icona della corrente generazione di econoblogger Cepu-style, con la detassazione degli straordinari che in realtà è solo l’ennesima manifestazione di dirigismo nelle relazioni industriali tra le parti sociali, oltre ad essere distorsiva e potenzialmente dannosa per la crescita della produttività. Oppure l’autentica ossessione per i crediti d’imposta, che Capezzone vorrebbe mettere anche nel caffè del mattino, e che un giorno non lontano distruggeranno questo paese di campanelli e commercialisti che calcolano le vostre tasse in base a esoteriche legislazioni sui crediti d’imposta, la causa prima dell’elevatezza delle nostre aliquote nominali. Ma lasciamo perdere, siamo certi che già da oggi un congruo numero di blogger avrà in bella mostra sui propri siti il bannerino di decidere.net. Altro giro, altro regalo. A Capezzone facciamo comunque gli auguri. Ci auguriamo che egli possa realmente fungere da catalizzatore ed evangelizzatore di iniziative liberiste per questo disgraziato paese magari affidandosi, per l’elaborazione, a qualcuno che economista lo è davvero, e non lo è diventato leggendo editoriali.

Meanwhile la setta di Torre Argentina, con tempismo perfetto, ha lanciato ieri una grande contro-campagna, con tanto di pagine pubblicitarie comprate su Foglio e Riformista, per controllare e riformare la casta degli eletti mangiapane a sbafo. Ovviamente, il bersaglio dei quotidiani due minuti di odio pannelliano è sempre il buon Capezzone, il Maligno da combattere e abbattere, il target “seek and destroy” della nuova campagna di moralizzazione libberale.

Non entreremo nel dettaglio dello psicodramma tra Pannella ed i suoi replicanti da un lato e Capezzone dall’altro. I partiti sono libere associazioni di cittadini, in fondo, e possono trascorrere le proprie giornate come meglio aggrada loro. Dei radicali, poi occorre capire il dramma. Condannati a ripetere come automi che tutto va bene, Madama la marchesa, perché così vuole il reverendo Pannella-Jones, essi sono in realtà la quantité négligéable, o più propriamente gli inutili idioti, di una coalizione di termiti dei conti pubblici. Ma una parolina sulle caste vorremmo dirla. I radicali ricevono ogni anno dieci milioni di euro di soldi dei contribuenti a favore del Centro di Produzione, l’editore di Radio Radicale. La legge finanziaria per il 2007 ha rinnovato il finanziamento per il triennio 2007-2009. Come noto, questo contributo pubblico trova la propria ragion d’essere nella funzione di informativa sui lavori parlamentari svolta da Radio radicale. Peccato che questa funzione informativa venga già svolta dal GrParlamento della Rai, per il quale gli italiani già pagano il canone. Una prima forma di moralizzazione nell’utilizzo dei fondi pubblici dovrebbe prevedere l’eliminazione dalle spese dello stato di questo vero e proprio tesoretto erogato ogni anno a Pannella ed alla sua setta. E’ francamente sconcertante leggere ciò che ha scritto ieri un blogger abitualmente molto acuto ed intelligente ma sempre troppo accecato dalla sua militanza radicale, riguardo questo finanziamento pubblico:

“Il principio è quello “americano” di un privato che svolge servizio pubblico nei termini di una convenzione stipulata con il Parlamento. Il Parlamento compra un servizio.”

Americano? Il parlamento non compra nessun servizio, si limita a erogare una forma impropria di finanziamento pubblico ad un gruppo di privati cittadini, per il doppione di un servizio già svolto dalla Rai. Siamo seri, ragazzi, non prendiamoci per i fondelli sino a tal misura.

Cari lettori, la prossima volta che vi capiterà sotto gli occhi la pagina di un giornale in cui i radicali propagandano la loro ennesima “rivoluzione liberale antipartitocratica”, ricordate che quella pagina pubblicitaria è stata comprata anche grazie alle erogazioni pubbliche che i radicali ricevono, quanto e più di ogni altro partito italiano. Pensateci. E incazzatevi. Può avere valore terapeutico.