A che santo votarci

Per risolvere il problema della droga, per il ministro dell’Interno, Giuliano Amato “servono più i papi che i capi di Stato”.

La famiglia media, non l’escluso o l’alienato è oggi la consumatrice della droga e allora qui si va a risorse che vanno oltre quelle del mio ministero, oltre quelle degli altri e che investono l’etica e i principi del vivere comune. Servono più i papi che i capi di Stato a mio avviso – ha sottolineato – e sarebbe bene che venissero presi sul serio anche loro quando parlano di queste cose”. Amato dice anche di dubitare “che la nuova società ci aiuti di per se’ a ridurre il consumo di droga”.

Opinione legittima, quella di Amato. Conferma che la “sinistra plurale” di cui dispone questo paese in stato confusionale permanente effettivo ci permette di scegliere à la carte quale progressismo preferiamo: da quello che vuole il carcere per i lavavetri a quello che vuole abolire i centri di permanenza temporanea e finanche l’identificazione dei clandestini che entrano nel Belpaese; dalla sinistra che vuole stare entro i parametri di Maastricht a quella para-nazionalista “che non ammette ingerenze” dell’Europa negli affari interni del paese. Ora, sembra che abbiamo anche una sinistra plurale nell’approccio alla tossicodipendenza.

Da un lato, Giuliano Amato che vede anomia e crisi dei valori alla base del dilagare dell’uso di droga; dall’altro la sinistra finto-libertaria, quella che “lo spinello fa meno male dell’alcool”, e via scemeggiando. In effetti, è dura restare in equilibrio sul sentiero scivoloso della droga. La stessa ministra Turco è l’esempio vivente di questa contraddizione. Ha fatto raddoppiare il quantitativo minimo depenalizzato di cannabis (espresso in termini di principio attivo) detenibile per uso personale, mantenendo l’illiceità del possesso sotto la soglia massima, punibile con sanzioni amministrative. Tuttavia, la Turco ha ritenuto necessario rimuovere l’equiparazione tra droghe leggere e pesanti. Certo, noi non vogliamo vedere in carcere chi fa uso di stupefacenti. Ma eliminare quella distinzione suona come ideologia pura.

Pare ormai accertato che la cannabis ad alta concentrazione di THC (tetraidrocannabinolo), possa dare allucinazioni non esattamente trascurabili e, nei giovani e nelle persone predisposte, favorire addirittura la schizofrenia. Che facciamo, quindi? Proseguiamo con questo libertarismo posticcio ad affermare che la cannabis è innocua? Oppure forniamo a tutti i consumatori un kit per valutare preliminarmente la concentrazione di THC e di principio attivo?

Noi riteniamo che le persone debbano essere lasciate libere di decidere i propri stili di vita. Forse questo è libertarismo. Ma che fare quando un dato stile di vita ha pesanti costi sociali? Continua ad essere libertario pagare i costi dei trattamenti sanitari per le vittime di pirati della strada strafatti? Per quelle sopravvissute, s’intende. Proviamo a ridefinire quali sono i confini di ciò che è libertario da ciò che non lo è, che dite?

Quanto alla sinistra, abbiate pazienza: la legge dei vent’anni varrà anche in questo ambito. Nel frattempo, se avete deciso di votare “progressista”, potrete contare su una gamma di allestimenti e motorizzazioni dei vostri beniamini da fare invidia alla nuova Cinquecento.