La tassa che distorse un intero mercato

Abolire la tassa di concessione governativa sui telefonini. A chiederlo al ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani è il Commissario dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom), Enzo Savarese.
”La tassa di concessione governativa – ha spiegato Savarese in occasione della Quinta tavola rotonda con l’Autorità organizzata da Business International – non favorisce un’adeguata diffusione degli abbonamenti, che in Italia sono un numero irrisorio rispetto alle carte pre-pagate. Un maggior numero di abbonamenti, possibile se la tassa non ci fosse, darebbe invece maggiore equilibrio al mercato, con più certezze per gli operatori”.

Finora il governo, malgrado le promesse, è stato di fatto sordo a ogni richiesta di abolizione, come quelle reiteratamente presentate da Benedetto Della Vedova, e nello scorso mese di settembre, tramite il ministro per i rapporti col parlamento, Vannino Chiti, si era impegnato “ad adottare iniziative normative volte all’eliminazione della tassa di concessione governativa gravante sui contratti di abbonamento di telefonia mobile, anche – si legge nel deliberato di uno degli ordini del giorno – in occasione della prossima manovra di finanza pubblica”. Cosa puntualmente non avvenuta. Come si legge nell’ultima interrogazione parlamentare presentata da Della Vedova con Antonio Leone (Forza Italia), la tassa di concessione governativa, nata negli anni Novanta per colpire un un “bene di lusso” quale il cellulare, ha invece

” […] causato la polarizzazione dell’utenza verso il servizio prepagato, creando le condizioni perché le compagnie telefoniche potessero prevedere il contributo di ricarica, senza incorrere in cali di domanda: come accertato da una indagine congiunta dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato del novembre 2006, la tassa di concessione governativa provocava per l’utente medio un aggravio superiore alla spesa di ricarica, tale da rendere quest’ultima comunque preferibile”

Una tassa peraltro dagli effetti regressivi, come si evince anche dalla indagine conoscitiva della Agcom di novembre 2006 che al punto 110 recita:

“Per cogliere la portata della TCG sul prezzo effettivo del servizio, occorre considerare che nel 2005 la spesa media mensile in traffico dei clienti del servizio prepagato – vale a dire della stragrande maggioranza degli utenti retail –non ha raggiunto i 15 euro. Di conseguenza, qualora tali utenti si fossero avvalsi del servizio in abbonamento, la sola tassa di concessione governativa avrebbe provocato in media un aggravio di prezzo superiore al 40% .”

Il mercato si aggiusta sempre e comunque (sotto forma di meccanismi di pricing ed innovazione contrattuale) a ogni cervellotica regolamentazione o fiscalità, col risultato di danneggiare i consumatori, ritardare lo sviluppo di una tecnologia e (last but not least) fallire nell’obiettivo di ottenere gettito fiscale. E’ il principio che i nostri legislatori, per evidente ignoranza economica, non riescono a recepire. Per ora registriamo solo l’ennesima beffa ai danni dei consumatori, ai quali era stata promessa l’abolizione di tutte le tasse di concessione governativa.