Aspettate a parlare di Peak Oil

Il rabbioso rialzo di oggi del prezzo del greggio è avvenuto nella assoluta assenza di elementi perturbatori “reali” (leggasi non finanziari) dell’offerta, quelli che impattano più rapidamente sulla formazione dei prezzi, per ovvi motivi: nessun uragano che percuote una regione costiera dove sono concentrate le raffinerie del maggiore consumatore del pianeta; nessun attentato terroristico ad impianti petroliferi; nessun improvviso prosciugamento del supergiant Gawar, in Arabia Saudita, o di altri giacimenti; nessun meteorite piombato su Tunguska; nulla di nulla. E nessuno venga a dire che la reazione dei prezzi è imputabile alle frasi del vicepremier ed ex ministro della Difesa israeliano, Mofaz, circa l'”inevitabilità” di un attacco di Tel Aviv all’Iran. Dichiarazioni di questo tenore sono parte del “business as usual” nella guerra di nervi che si sta giocando in Medio Oriente, e un incremento di dieci dollari al barile in una sola giornata sembra difficilmente giustificabile con questo argomento.

Dal versante finanziario, per contro, ieri abbiamo avuto un evento dirimente: il presidente della Banca Centrale Europea, Trichet, ha annunciato l’imminente ripresa della restrizione monetaria europea, interrotta lo scorso settembre dopo l’inizio della crisi dei subprime. Annuncio che ha bruscamente invertito la timidissima tendenza al rafforzamento del dollaro avviata dalle dichiarazioni di Ben Bernanke, che rappresentavano un interessante tentativo (purtroppo per ora abortito) di contrastare la spirale infernale di inflazione e rialzi di prezzo del petrolio alimentata dai tassi reali negativi causati dal peg al dollaro da parte di paesi esportatori di materie prime. E’ stato sufficiente l’annuncio di Trichet per far ripartire il rafforzamento dell’euro sul dollaro e la risalita nei prezzi del petrolio (e dell’oro), in quella che sembra una concatenazione di panic buying da parte dei trader, che forse stavano iniziando ad aprire alcune timide posizioni ribassiste sulle materie prime e rialziste sul dollaro.

Concordiamo circa il fatto che lo sviluppo dell’offerta di petrolio, soprattutto fuori dall’Opec, è stato finora sensibilmente inferiore a quello della domanda, assottigliando pericolosamente la spare capacity di sistema. Ma non veniteci a dire che il demenziale movimento di oggi è di natura fondamentale, per favore. Forse più che di Peak Oil dovremmo iniziare a parlare di Bubble Oil. Ne riparleremo.

UPDATE: Il Financial Times segnala un flusso di acquisti:

Wall Street banks contributed to the rally as they bought crude oil futures to cover their obligations under agreements that compensate investors and companies such as airlines if crude rises above $140 a barrel.