Buttiamola in politica

Arieccoci. L’Italia viene eliminata dall’Europeo ai rigori, per opera della Spagna, e l’abituale moltitudine di editorialisti, tuttologi, sociologi da ombrellone torna immantinente in servizio. Ce la siamo meritata, la Spagna ci supera in tutto, loro sono dinamici, sorridenti, abbronzati, aperti, si sono liberati della dittatura e hanno iniziato una forsennata crescita economica: quello che esattamente ci si aspetta in simili circostanze, ma va bene lo stesso, e pazienza se la crescita si è concretizzata un ventennio dopo la fine del franchismo. Loro hanno la movida, noi lo struscio dei disoccupati meridionali nella piazza del paese, la Milano che continua a farsela dare a bere, il generone romano. Loro programmano, noi aspettiamo lo stellone. Hanno persino un re che stringe la mano ad Amedeo Goria, che si vuole di più?

Loro hanno il turismo, noi abbiamo avuto Rutelli e oggi abbiamo un signore che si chiama Bernabò Bocca che vuole un impegno concreto, più aeroporti e linee aeree per tutti, sennò il turismo muore, non certo per la miopia predatoria degli operatori turistici. Loro hanno le unioni gay, noi il nouveau philosophe Gattuso. D’accordo. Ma che motivo c’è per parlare di tutto questo dopo un partita di calcio?

E se avessimo vinto noi che diremmo, ora? Che non poteva andare diversamente, visto che la Spagna è un paese di muratori e immigrati (spesso le due figure coincidono), che ha una bolla immobiliare che sta scoppiando e che è destinata a fare vittime e riportare indietro gli orologi di alcuni anni? Che ha un tasso di disoccupazione in ascesa verticale (dati INE, dal 7,9 per cento di luglio 2007 a 9,6 per cento di marzo 2008), un’inflazione tra le più alte di Eurolandia (4,6 per cento a maggio), che per anni ha vissuto ampiamente sopra i propri mezzi, come dimostra il dato sul terrificante deficit delle partite correnti, che la fiducia dei consumatori è ai minimi storici?

Chissà, forse. O forse è meglio tenere queste considerazioni per la semifinale con la Russia quando, in caso di sconfitta iberica, si potrà sentenziare che il paese di Putin e Medvedev incassa il premio calcistico di una “irresistibile” ascesa economica e di un mirabile dinamismo sociale, arrivato fin sulla riviera romagnola? Forse. O forse converrebbe evitare tutti questi sociologismi d’accatto, così caratteristici di un modello “culturale” fallito quale quello italiano, densamente popolato di editorialisti e critici che si esprimono dottamente sul nulla, sempre alla ricerca di correlazioni e causalità inesistenti, pur di buttarla in caciara, la nostra unica declinazione della politica.

P.S. – UPDATE: Come potete constatare, il professionale network di blog non meno professionali ha capito tutto, come da tradizione.