Non c’è più la speculazione di una volta

Oggi su Ideazione.com un articolo di Emanuela Melchiorre sulla “speculazione”, quel delizioso capro espiatorio così di moda per giustificare inazione ed insipienza dei governi, da Washington in giù. Melchiorre è peraltro già specialista di articoli economici riccamente ingemmati di licenze poetiche. Da quello di oggi apprendiamo, ad esempio, che “il sistema della cartolarizzazione dei mutui, ideato per mobilizzare i crediti incagliati” si è poi trasformato “in un potente strumento di speculazione con i mutui cosiddetti subprime, concessi cioè a clienti meno affidabili”. Momento, please.

Le cartolarizzazioni sono nate per consentire alle banche di smobilizzare il proprio attivo patrimoniale e liberare capitale, e sono state “ideate” per cedere soprattutto crediti sani, non incagliati. E’ poi vero che i mutui subprime rappresentano (col senno di poi) un’aberrazione in quanto crediti erogati in assenza di una analisi del credito anche solo lontanamente degna di tale nome. Ma perché definirli “potente strumento di speculazione”? Quello dei subprime è un caso patente di insufficiente regolamentazione da parte di quella Fed tanto amata da alcuni economisti da dopolavoro qui in Europa, sempre pronti a lapidare la Bce, accusandola anche di avere uno statuto diverso da quello della Fed (e meno male, aggiungeremmo).

Sul rialzo dei prezzi delle commodities vi sono personaggi del calibro di Paul Krugman, Arnold Kling, Mark Thoma, Jim Hamilton e Tyler Cowen che da settimane stanno dandosi battaglia intellettuale per comprenderne i motivi. Fatica sprecata, la risposta c’era già:

I capitali che fuggono dal mercato immobiliare confluiscono in quello dei prodotti energetici (per cui il prezzo del petrolio ha raggiunto la punta di 140 dollari al barile) e, in seconda battuta, in quello dei prodotti alimentari, con ripercussione sui prezzi e quindi accelerando l’inflazione (nell’Ue ha raggiunto ufficialmente oggi il valore del 3,7 per cento, ma quella effettiva è doppia) i cui effetti sull’economia sono lampanti.

Ma tu guarda ‘sti capitali, sempre così mobili e pronti a scatenare inflazione. E se invece fossero i tassi d’interesse reale negativi a stimolare la domanda, gettando benzina (appunto) sul fuoco in un contesto di industrializzazione a tappe forzate di 3 miliardi di persone? Anche quello è un generatore di inflazione, senza scomodare la “speculazione”, no? Boh. E l’inflazione “effettiva” è doppia? E cosa sarebbe esattamente l’inflazione “effettiva”? Qualche numero a corredo della tesi? E se vi fosse una componente di domanda di materie prime come protezione contro il pluriennale lassismo della politica monetaria di alcune banche centrali?

Ma non disperate, o consumatori italiani taglieggiati dalla Cip6, hope is on the way:

Sembrano rilevanti, infatti, per individuare una via d’uscita dalla grave impasse in cui si trova l’economia internazionale e in special modo quella europea, le argomentazioni circa una sostanziale implementazione di un gran numero di nuovi impianti nucleari, grazie al recente incontro e accordo tra Sarkozy e Gordon Brown, che è passato alla cronaca come l’ “asse franco-inglese” dell’energia e grazie anche al piano energetico elaborato dall’attuale governo italiano, che prevede la costruzione di quattro nuovi reattori nucleari. Tale politica, anche se frammentata fra vari Paesi che si mostrano più intraprendenti e non elaborata e concertata a livello europeo, permetterebbe di ridurre i costi per la produzione energetica, i prezzi per il consumatore finale e la dipendenza dei Paesi Ue, ivi compresa l’Italia, da Paesi politicamente instabili. I suoi benefici, tuttavia, si sentiranno fra qualche tempo.

Tu guarda, il governo italiano “ha un piano” per costruire quattro reattori nucleari, e noi non ce ne siamo neppure accorti. E quella energetica è una politica “frammentata” fra vari paesi? Ma perché, la costruzione di centrali elettriche deve essere “concertata”? Ah si, per usare gli eurobond della Bei, e far pagare ai contribuenti tedeschi e francesi decenni di malversazioni attuate dai governi italiani sul proprio bilancio pubblico. Ma già che ci siamo, perché non buttiamo un occhio sulla struttura della bolletta elettrica italiana, e sugli oneri occulti che la gonfiano a dismisura? Pinzellacchere, direbbe Totò. Anche se “i benefici si faranno sentire fra qualche tempo”, il solo effetto-annuncio sarà un formidabile deterrente per far fuggire nottetempo quei cattivoni di “speculatori”, meglio della piastrina di Raid.

Vi facciamo grazia della chiusa sulle virtù salvifiche dell’azione tremontiana sul palcoscenico internazionale, perché quell’aspetto lo tratta da par suo Lamiadestra. Noi scrutiamo l’orizzonte, cercando di intravvedere la figura del Messia:

Il mondo, nel frattempo, ha gli occhi puntati sulla imminente elezione presidenziale americana e attende ancora l’avvento di un “uomo nuovo” che sappia arginare la speculazione e riportarla entro i margini fisiologici e utili per il sistema produttivo e per l’economia mondiale. Nell’attesa è utile che gli imprenditori europei resistano alla tentazione dei facili guadagni della speculazione e reinvestano invece i capitali nelle proprie imprese, per innalzare l’apporto tecnologico e con esso la produttività del lavoro dei propri dipendenti.

Dunque, la speculazione può essere riportata entro “margini fisiologici”; per le sciocchezze scritte sul suo conto, invece, non è ancora stato inventato un limitatore di giri.

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