Da Alcamo alla Kamchatka

Torna a pestare i piedi per terra, il giovane barista tuttologo. E lo fa da par suo: buttandola in caciara, con improbabili quanto scioccamente vacui riferimenti anagrafici (peraltro del tutto fuori luogo, nel caso di specie). Bisogna aver pazienza, è il massimo della sua elaborazione, quando non parla di calcio. Nella sua ormai pluriennale cavalcata neocon con scolapasta in testa è ormai diventato un esperto giocatore di Risiko. Da “abbiamo vinto”, presto evolverà in un più efficace “Fatto!”, e porterà i cavalli ad abbeverarsi direttamente in Kamchatka.

In attesa di quel momento, ci permettiamo di suggerirgli di leggere meglio le notizie di cui si occupa. Parlando di “mission accomplished“, è di appena ieri un interessante pezzullo di quei sapientoni di Time, da cui apprendiamo che l’Iraq è talmente avanti nella ricostruzione da essere costretto ad importare freneticamente benzina e distillati per il proprio fabbisogno domestico. La mancanza di una fondamentale Hydrocarbon Law (come il General Accountability Office americano non smette di segnalare) sta determinando lo stallo di ogni iniziativa estera nell’industria energetica irachena, ormai divorata dalla ruggine. Come abbiamo scritto, il surplus del bilancio iracheno è unicamente figlio dell’inazione, nulla di cui essere particolarmente fieri.

Un’ulteriore precisazione: quell’avanzo di bilancio è stimato nel 2008 pari a 50 miliardi di dollari, e non a 96 come invece scrive il nostro barista. Che forse confonde il surplus di bilancio con le revenues petrolifere, che nell’ultimo biennio sono state pari a 94 miliardi di dollari. Ma è veniale, per uno che non sa distinguere tra salari e reddito. Sarebbe un po’ come scrivere che, poiché magna pars del fatturato della testata per cui il Nostro lavora è fatto di sussidi pubblici (per dire, nel 2004 eravamo al 71 per cento), da ciò consegue che Rocca è un impiegato statale, quindi un dipendente di noi contribuenti italiani. Nell’attesa di un App per iPhone per permettere al Nostro di far di conto, conveniamo con Rocca: l’Iraq è ormai un paese pacificato, oseremmo dire appagato e finanche sazio. Se non fosse per alcuni marginali incidenti di percorso. Ma, come diceva il grande statista campano recentemente inumato, quando si mangia si fa la mollica.

Per il futuro confidiamo comunque in un’affinata expertise di Rocca nel copiaincolla delle notizie dei media americani. Prima di Carosello, s’intende. E prima che i soldi dei contribuenti finiscano.

(m.sem.)

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Parlando di cose un po’ più serie, se volete farvi un’idea di quello che accade in Caucaso, potete leggere i pezzi di Stefano Grazioli. Altro cattivone senz’anima e un tantino Chamberlain, ça va sans dire.

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