Misure alternative di sottoutilizzo del lavoro

Il dato ufficiale della disoccupazione statunitense, pari al 7,6 per cento in gennaio, si raffronta ad un valore del 4,9 per cento lo stesso mese dell’anno precedente. Si tratta del maggior incremento annuale della disoccupazione dal 1975. Per quanti pensano che in fondo si tratti di un numero ancora nel complesso modesto, anche in prospettiva storica, può essere utile considerare la più ampia misura di disoccupazione, la cosiddetta U-6, che a gennaio ha toccato il 13,9 per cento, da 13,5 per cento di dicembre. Questo dato, che considera le persone che hanno smesso di cercare lavoro o che non riescono a trovare un impiego a tempo pieno, è il peggiore dall’inizio delle rilevazioni di questa serie, nel 1994.

Il dato tradizionalmente utilizzato si calcola basandosi su persone che non hanno un lavoro, sono disponibili a lavorare ed hanno attivamente cercato lavoro nelle precedenti due settimane. La definizione ufficiale di “cercare attivamente lavoro” include il contattare imprenditori, agenzie di collocamento, centri per il lavoro; inviare il proprio curriculum o compilare moduli di richiesta; rispondere ad inserzioni pubblicitarie o effettuarne di proprie.

Il dato U-6 include tutti quelli nel tasso ufficiale di disoccupazione più i soggetti che non stanno lavorando né cercando lavoro ma che affermano di volere un impiego e di averlo cercato di recente, oltre alle persone che sono occupate part-time per ragioni economiche, cioè sono disponibili a lavorare a tempo pieno ma sono costretti ad accettare il tempo parziale per mancanza di alternative. Essendo una serie storica relativamente recente, U-6 non suscita molta attenzione oltre l’ambito della ricerca accademica. Ma potrebbe ottenerne di più nei prossimi anni, in presenza ad esempio di quella che si definisce jobless recovery, un fenomeno che ha già interessato gli Stati Uniti al termine della recessione del 2001.

Oggi, molti datori di lavoro stanno tagliando aggressivamente gli organici delle proprie imprese e ciò determina, in combinazione con la durata della crisi (giunta al quindicesimo mese) un aumento del numero di lavoratori scoraggiati, la cui rilevazione sfugge al tasso tradizionale di disoccupazione, ma non a U-6.

Ore in coda per un lavoro part-time

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