Quel furbetto di Massimino

“La mia posizione è che ci vuole una nuova legge, e quindi voterò sì, perché così  si può fare una nuova legge in Parlamento. Io ritengo che il sistema tedesco sia una buona legge e se la Lega è d’accordo, anche Berlusconi dovrebbe confrontarsi con una nuova maggioranza parlamentare”. Massimo D’Alema, ospite di Radiotre, spiega come voterà al referendum per abrogare l’attuale legge elettorale e rilancia il modello tedesco.
“L’attuale legge – afferma D’Alema – è uno schifo e il responsabile è Berlusconi, che l’ha voluta. Certo, il referendum è uno strumento imperfetto per cambiare la legge, perché non ne produce una nuova, ma non credo che il successo del referendum impedisca di fare una nuova legge”

Viva la faccia della sincerità. D’Alema annuncia urbi et orbi che amerebbe fregarsene altamente dell’opinione dell’elettorato, per inseguire il suo vecchio obiettivo di una sinistra allargata, egemone sul centro cattolico, e si gioca pure l’asso della Lega, già anni addietro sganciata da un governo Berlusconi ed aggregata, con annesso bollino di democraticità, al carro della sinistra. Per Berlusconi, ma soprattutto per il paese, questa è potenzialmente una bella gatta da pelare: sostenere il referendum, e magari mobilitarsi per raggiungere il quorum, rischia di costargli il governo. Ma noi siamo dell’opinione che occorra andare a vedere il bluff leghista, e capire se questi signori ambiscono davvero a togliere al paese uno straccio di governabilità (giusto quello) pur di restare ago della bilancia.

Resta da sperare che l’elettorato riesca ad afferrare cosa sarebbe un modello tedesco che riproponesse in versione riveduta ed assai poco corretta la sciagurata Unione, con cespugli tossico-nocivi di cattosinistrismo neo-pauperista. Allo stesso modo, alla Lega meditare cosa diverrebbe, in sede di attuazione, il federalismo fiscale nelle mani di una maggioranza di sinistra-centro. Non che questo nascente federalismo ci piaccia, tutt’altro. Ci spinge solo una motivazione di riduzione del danno.

Alla fine, Berlusconi potrà uscirsene con uno dei suoi punta-tacco: sostenere il referendum a parole, e farlo fallire. Quieta non movere. Anche se sei n coppa al Vesuvio.

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