Coalizione a ripetere

Il ministro dell’Economia che entra in rotta di collisione con ampi settori della propria maggioranza. Il premier che spergiura fiducia al suo superministro umanista da bocciofila, e promette di ridurre le tasse, magari partendo dall’odiata ed odiosa Irap. I giornali “amici e parenti” del premier che passano da agiografici ritratti di un ministro dell’Economia “vera mente pensante del governo” alla diffusione di documenti (rigorosamente apocrifi, ça va sans dire) sulla fronda interna alla maggioranza, invitando al contempo il ministro a darsi una mossa e allentare i cordoni della borsa. Non siamo nel 2004, ma a fine 2009.

La differenza rispetto a cinque anni fa è che oggi la crisi fiscale italiana è ulteriormente peggiorata, oltre ad inscriversi in un contesto globale estremamente problematico, per usare un eufemismo. In questo paese non cambia proprio nulla, se non in peggio. E magari una piccola parte di colpa (rompiamo il tabù) ce l’hanno un elettorato ipodotato di senso critico e dalla memoria cortissima; i sedicenti poteri forti, che non riescono a vedere aldilà del proprio naso, anche quando creano pensosi think tank color Ferrari; oltre all’abituale codazzo di maitres à penser della mutua, sempre pronti a spellarsi le mani all’ennesima replica del musical Silvio. Colpo d’ala, di reni, di culo? Ah, saperlo.

P.S. Non trattenete il respiro mentre attendete il taglio dell’Irap, e ricordate che sono 38 miliardi di euro senza i quali questo paese va in bancarotta, piaccia o meno questa imposta che ne ha sostituite venti. Servirebbe certamente eliminare dalla base imponibile le componenti più distorsive nell’allocazione di capitale e lavoro, ma servono soldi veri, come direbbe la sciura Emma. Sfortunatamente, i nostri eroi antitasse hanno deciso di immolare dieci miliardi di euro per azzerare l’Ici sulla prima casa, con una manovra regressiva ed antifederalista. Regressiva perché a fini di equità sarebbe bastato eliminare un importo in somma fissa, uguale per tutti; antifederalista perché si trattava di imposta locale, e proprio ai comuni occorreva invece devolvere le competenze catastali di accertamento ed esazione dell’imposta, per responsabilizzarli. Non paghi, i nostri eroi antitasse hanno poi buttato nel cesso 4 miliardi per creare un monopolio privato, ricco di patriottici paraculi. Ci sarà pure il modo di attribuire delle responsabilità politiche in questo paese così incline all’autoassoluzione o siamo sempre troppo romantici?

P.S.2: Questo non è un complotto, e l’orologeria non c’entra un accidente. Per l’ennesima volta, è solo buon senso. Una risorsa fottutamente scarsa, in questo ridicolo paese.

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