Banche italiane, nel 2010 attesi tagli di rating

Tra le banche italiane sono “probabili ulteriori abbassamenti di rating nel 2010 a causa dell’elevato numero di outlook negativi”. Lo ha detto Renato Panichi, capo dell’analisi delle istituzioni finanziarie in Italia per Standard & Poor’s, nel corso di un incontro con la stampa.

Le perdite sui crediti per le banche italiane saranno nel 2010 ancora elevate, intorno ai livelli del 2009. “Il rischio corporate continuerà ad essere la principale determinante della qualità degli attivi”, ha aggiunto Panichi. L’outlook sul settore è negativo per il 56% degli istituti, dopo che nel 2009 sono stati abbassati i rating di 17 banche e istituzioni finanziarie, e le prospettive di altre 11. Nessuna azione di rating positiva è stata compiuta nel corso dell’anno.

Si conferma ciò che di solito accade al termine di una recessione: le perdite su crediti sono un indicatore posticipatore del ciclo economico, nel senso che le sofferenze bancarie continuano a crescere per qualche tempo dopo che la congiuntura ha svoltato al rialzo. Si conferma altresì che le banche italiane erano e sono messe meglio rispetto ai concorrenti europei, e dobbiamo ringraziare lo Stellone, che ci ha impedito di immolare miliardi di euro per il salvataggio, che avrebbero fatto saltare il rating italiano. Per le banche italiane si è infatti assisistito ad un movimento ribassista nel rating ”più contenuto rispetto alla media europea – ha spiegato poi Panichi – nessuna banca ha sinora necessitato di interventi governativi a differenza di quanto avvenuto altrove”.

Ovviamente, non è il caso di stappare lo spumante, perché il deterioramento di rating contribuirà a tenere stretti gli standard creditizi delle banche italiane. Che fare, quindi? Noi avanzeremmo la modesta e non certo inedita proposta di concedere alle banche di aumentare la detassazione degli accantonamenti per perdite su crediti. In quel modo si creerebbe uno “schermo fiscale” che preserverebbe la redditività degli istituti, o almeno ne frenerebbe il deterioramento, contrastando l’aggravamento della stretta creditizia. Sarebbe un’operazione di “ripulitura” dei bilanci che accelererebbe la ripresa di condizioni normali di erogazione di credito. Nulla di paragonabile alla disfunzionalità dei Tremonti bonds.

Sfortunatamente, abbiamo perso un anno in questa sciocca guerra di religione, ed oggi il governo (o meglio il ministro del Tesoro) non ha ritenuto di destinare fondi pubblici (anche una tantum) per permettere alle banche di ripulire i propri bilanci. Sarebbe stato assai poco pop, in effetti.

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