E continua a non essere una V

Pubblicato oggi l’Interim Forecast della Commissione europea su previsioni di crescita e prezzi per l’Europa a 16 e a 27 membri. Viene confermato lo scenario centrale di una crescita dello 0,7 per cento, sia per Eurolandia che per Eu-27. La crescita resta debole e, soprattutto, fragile. La varianza degli scenari previsionali aumenta fortemente, e non da oggi. Il che significa, per tutti quelli che sono ancora convinti che l’economia sia equivalente alla fisica, che esiste un’elevata incertezza sulla realizzazione degli scenari previsti. Riguardo il nostro paese, la Commissione conferma la previsione dello scorso autunno, una crescita dello 0,7 per cento.

Crescita che deriverà, secondo Bruxelles, da consumi privati relativamente più elevati e dall’export. Il previsto aumento dei consumi scaturirebbe da una riduzione del risparmio precauzionale delle famiglie, favorito dalle migliorate condizioni dei mercati finanziari e da moderate prospettive inflazionistiche. Queste determinanti del miglioramento dei consumi ci lasciano molto perplessi, a dire il vero.

In primo luogo, un incremento del Pil di solo lo 0,7 per cento difficilmente eviterà, anche in un paese a bassa crescita potenziale come il nostro, un aumento della disoccupazione. Ciò ridurrà il reddito disponibile, prescindendo da improbabili misure governative di sostegno, e manterrà elevata l’incertezza delle famiglie, sospingendo i risparmi precauzionali. Inoltre, il rapporto sembra fare troppo affidamento sulla ripresa dei corsi dei mercati finanziari, che per contro stanno manifestando, da inizio anno, un andamento negativo ed accresciuta incertezza. L’incremento dell’export, non solo per l’Italia, appare legato, così come accaduto nel 2009, alla spinta dell’Asia, che oggi appare in decelerazione.

In sintesi, se il primo anno di una ripresa, dopo una crisi in cui sono stati perduti circa 5 punti di Pil, riesce a restituirci neppure tre quarti di punto percentuale di maggiore attività, frutto di misure di stimolo transitorio e di crescita dei paesi emergenti, vuol dire che il problema esiste, per noi come per il resto del mondo occidentale sviluppato. Ed è un problema serio.

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