Riforme prescritte

La migliore sintesi di quanto accaduto ieri, con la pronuncia della Cassazione in merito al caso Mills, l’ha fatta CJ sul suo Twitter:

Cirielli batte postdatazione del reato uno a zero. Niente tempi supplementari

Vale a dire, se abbiamo ben compreso, che la legge ex Cirielli (che, tra le altre cose, riduce i termini di prescrizione) ha avuto la meglio su quella che viene interpretata come una non corretta (e fors’anche dolosa, secondo alcuni) datazione, da parte dei giudici di Milano, dell’episodio corruttivo in atti giudiziari esercitato dal premier nei confronti ed in concorso con il legale britannico David Mills. Si attende ora di capire se e come riprenderà lo spezzone di quel processo a carico del premier, che tuttavia con alta probabilità pare anch’esso destinato a prescrizione. In tutto ciò, vi è spazio per alcune considerazioni.

In primo luogo, sembra che la magistratura ed il suo sistema di garanzie siano ancora complessivamente funzionanti. Come del resto sembra confermare la dichiarazione “a caldissimo” di Denis Verdini, ieri: “esiste una maggioranza silenziosa ed autorevole della magistratura non militante che applica il diritto”, eccetera eccetera. Bene, ma allora c’è realmente bisogno di riformare la giustizia? Noi pensiamo di sì, ma in termini diversi dalle linee di intervento che hanno preso corpo in questi anni e, soprattutto, di quelle che potrebbero vedere la luce a breve.

Altra considerazione, legata alla precedente: ora che il premier ha disinnescato l’ennesima mina posta sul suo cammino, vedremo avverarsi la previsione di Carlo Taormina? In altri termini, il processo breve vedrà mai la luce? Se appartenessimo alla folta stirpe di cospirazionisti che prospera in Rete, ci verrebbe da dire che la Cassazione ha azzeccato il garbuglio che forse permetterà di evitare il definitivo affondamento dello stato di diritto in Italia, facendo venir meno l’urgenza e la necessità di approvare la generalizzata prescrizione di una moltitudine di processi. Beninteso, la “ragionevole durata del processo” è principio di civiltà, ma il principio non può essere identificato con una tagliola temporale che prescinda da riforme strutturali vere, legate ad esempio ad una informatizzazione estensiva ed alla revisione dei criteri di assegnazione di sede dei magistrati, che a sua volta passa per una riforma del Consiglio superiore della magistratura e, aggiungeremmo, del suo sistema elettorale. Questi sono i problemi veri: rispetto ad essi, nulla è stato ad oggi realizzato, se non leggi-mannaia che appaiono come elefanti nella cristalleria del diritto, e che non a caso hanno prodotto una sequela di prescrizioni favorevoli al premier. E della separazione delle carriere, o almeno delle funzioni, tra magistratura giudicante e requirente nessuno parla più: forse perché si sarebbe trattato di “rimedio” intempestivo rispetto al problema specifico?

Ultima considerazione, relativa alla stampa ed al suo ruolo in questa vicenda: nulla di nuovo, solita polarizzazione. Questa mattina abbiamo sentito il direttore di un quotidiano del Sud, a SkyTg24, affermare che “esiste un problema relativo alla magistratura”, dimenticando l’intervento della Cassazione e, soprattutto, che l’episodio corruttivo c’è stato. In questo universo parallelo, per una volta veniamo meno al principio che ci impone di non ricorrere all’artificio dialettico dell'”e loro, allora?“. Ma provate a pensare a quali titoli leggeremmo oggi, su almeno un paio di quotidiani, se la Cassazione avesse confermato l’esistenza di un episodio di corruzione in atti giudiziari a carico di un presidente del consiglio del centrosinistra.

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