Affari loro

Inapplicabilità del dl sulle liste nel caso Pdl Roma. Questo il passaggio fondamentale dell’istruttiva ordinanza del Tar del Lazio con la quale ieri i giudici hanno respinto le richieste del Pdl di sospendere l’esclusione della lista dalle elezioni regionali nel Lazio. A conferma della consolidata expertise dei legislatori pidiellini, che hanno ormai accumulato negli anni una lunga teoria di provvedimenti che si sono frantumati contro la legge (pardon, contro la magistratura, civile, penale ed amministrativa, tutta rigorosamente comunista), il dl che si occupa delle modalità di presentazione delle liste – si legge nell’ordinanza di nove pagine – “non può trovare applicazione” al caso specifico giacché la Regione Lazio, con una propria legge 13 gennaio 2005 ha adottato disposizioni in materia di elezioni “esercitando così la competenza legislativa ad essa attribuita dall’articolo 122 primo comma della Costituzione”.

Da ciò il fatto che

“A seguito della potestà legislativa regionale, le disposizioni adottate dal legislatore statale, anche se di carattere interpretativo, non possono trovare applicazione con riferimento alla materia disciplinata dalla legge regionale”.

Qui siamo nel regno del Titolo V della Costituzione, e più non macchinare: è il federalismo, bellezza. Ma anche se il Consiglio di Stato o l’Ufficio elettorale del Tribunale accettassero l'”interpretazione autentica” governativa, con successiva grandinata di ricorsi (fino alla Consulta), c’è un altro aspetto di questa farsa che a noi appare decisivo, al di là delle leggi: le demenziali modalità di presentazione della lista elettorale del Pdl. Infatti

“Dalla documentazione acquisita in atti e in particolare dalle dichiarazioni rese dai carabinieri presenti e verbalizzate dal comandante della Legione carabinieri Lazio-Servizi magistratura di Roma, si evince che al momento della scadenza delle ore 12, e della conseguente delimitazione dell’area di attesa, erano presenti per consegnare la documentazione prescritta solo quattro delegati di lista, tra i quali non figurava alcun delegato di parte ricorrente, e che solo dopo più di mezz’ora un delegato di parte ricorrente cercava di accedere alla predetta area, al fine di poter consegnare la lista e solo dopo le ore 12.30 veniva individuato all’interno dell’area di attesa un plico incustodito

A parte questa scena da thriller, che da sola giustificherebbe l’installazione di body scanner, secondo i giudici amministrativi

Ai sensi della legge regionale, il competente Ufficio elettorale avrebbe comunque dovuto dichiarare non valida la lista di parte ricorrente in quanto depositata in ritardo e che, d’altro canto, parte ricorrente non allega in giudizio idonee giustificazioni del ritardo, peraltro già valutate negativamente dal medesimo ufficio elettorale su istanza di parte ricorrente”

Tradotto: siamo del Popolo della Libertà, facciamo un po’ come c…ci pare.

Ma non è finita: per il Tar, anche qualora “in via ipotetica” si volesse applicare il dl “dagli atti risulta che il plico, che asseritamente conteneva la prescritta documentazione, alle ore 17 veniva prelevato da un delegato del Pdl, che poi si allontanava, e solo alle 19.30 la documentazione relativa alla presentazione della lista veniva consegnata da parte ricorrente agli uffici del Reparto dei carabinieri, che provvedeva ad acquisirla per il solo ‘mantenimento'”.

La conclusione dei giudici è che

”Non vi è alcuna certezza, né alcun principio di prova riguardo alle circostanze che il delegato del Pdl, che risulta aver fatto ingresso al tribunale alle 11.35 della mattina, fosse munito della prescritta documentazione e che il plico, rinvenuto nei pressi dell’Ufficio dopo le 12.30, contenesse la documentazione poi consegnata all’ufficio dei carabinieri alle 19.30″

Praticamente, una puntata di “Affari tuoi“. C’è un rappresentante del Pdl che intorno alle 11.30 è nell’edificio del tribunale. Più di mezz’ora dopo la chiusura dei termini, per motivi ignoti (uno sbianchettamento dell’ultim’ora? Il cane che ha mangiato la lista?) il rappresentante pidiellino si presenta e, dopo animata discussione con i colleghi delle altre liste, che hanno avuto la pessima idea di credere che il termine di mezzogiorno fosse realmente perentorio, sgancia il misterioso plico nell’area di deposito. Successivamente, verso le 17, il romito plico, di cui nessuno nel frattempo ha indagato il contenuto né rilasciato regolare ricevuta, sparisce di nuovo, per ricomparire quasi tre ore dopo ed essere consegnato ai carabinieri. Ogni commento dovrebbe risultare superfluo.

A questo punto converrebbe al Pdl di fare autocritica, scusarsi con i propri elettori e concentrarsi sul listino della Polverini. Ma non andrà così, statene certi. Perché “il popolo lo vuole”.

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