Dove stanno i problemi

L’Istat ha comunicato la stima finale del Pil italiano del quarto trimestre 2009. Il dato congiunturale segna una flessione dello 0,3 per cento sul terzo trimestre, in peggioramento rispetto al meno 0,2 per cento della prima stima. Il tendenziale, destagionalizzato e corretto per i giorni lavorati, mostra una contrazione del 3 per cento. Tra le componenti del Pil, nel quarto trimestre peggiorano gli investimenti (meno 1 per cento contro attese per meno 0,3 per cento), con le flessioni maggiori nel settore delle costruzioni e dei macchinari.

L’altra voce che ha sottratto crescita è quella del commercio estero: in termini congiunturali, nel quarto trimestre del 2009 le importazioni di beni e servizi sono cresciute del 3,2 per cento, mentre le esportazioni sono aumentate dello 0,1 per cento. Su base tendenziale, quella meno esposta alle fluttuazioni di breve periodo, abbiamo un inequivocabile campanello d’allarme: negli ultimi quattro trimestri le esportazioni sono diminuite dell’11,4 per cento, le importazioni del 7,6 per cento. Esiste un problema di competitività del Made in Italy: se ne è accorta anche l’agenzia di rating Fitch, che segnala la continua perdita di quote di mercato globale per il Belpaese:

«The country that stands out is Italy. It has been losing world share for years but the market has not focused on it»

Anche l’Italia ha un problema di crescita eccessiva del costo del lavoro per unità di prodotto (immagine speculare della insufficiente crescita della produttività) e di inesorabile erosione della propria competitività: in questo è membro a pieno titolo del Club Med, con Grecia, Spagna e Portogallo. Ma ovviamente noi ne usciremo meglio di altri, che ve lo dico a fare?

Per i tifosi dell’Ocse (quelli che non leggono Topolino) segnaliamo inoltre che oggi è stato pubblicato il rapporto “Obiettivo Crescita“, in cui si sottolinea che il peso del fisco nel nostro Paese è decisamente superiore a quello dell’area degli altri Paesi industrializzati. Secondo l’Ocse, l’Italia deve ridurre le tasse sul lavoro e sulle pensioni, oltre ad aumentare le deduzioni Irap. Allo stesso tempo, finanziando le riduzioni fiscali con la lotta all’evasione, dovrà “porre fine ai condoni fiscali”. Inoltre, per tutti i tifosi del quoziente familiare, l’Ocse segnala che, per un single a basso reddito e senza figli la pressione fiscale nel 2008 si è avvicinata al 45%, mentre è sotto il 35% nell’area Ocse. Per una persona sposata, con medio reddito e due figli, la tassazione supera il 35%, contro una media Ocse vicina al 27%. Ma anche questa è “disinformazione assoluta” e “indegna gazzarra”, visto che noi le tasse le abbiamo già tagliate.

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