Si chiama contagio

Secondo Moody’s Capital Markets Research Group, divisione dell’omonima agenzia di rating, che cita dati raccolti dalla Banca per i Regolamenti Internazionali, le banche portoghesi posseggono attivi greci in misura pari al 23 per cento del proprio capitale, e risultano le più esposte in Europa al contagio greco. Al secondo posto le banche francesi ed irlandesi che hanno a bilancio asset greci in misura di poco inferiore al 13 per cento del proprio capitale.

Immaginate che la Grecia vada in default ed abbia un valore di recupero del 50 per cento: le banche portoghesi perderebbero in un soffio l’11,5 per cento del proprio capitale. E sarebbe una perdita pesante, perché i titoli di stato dei paesi di Eurolandia hanno ponderazione zero sul calcolo del patrimonio di vigilanza delle banche secondo Basilea II, quindi le banche diverrebbero a rischio di dissesto o addirittura tecnicamente insolventi. In quel caso dovrebbero liberarsi immediatamente di una massa imponente di attivi, quali titoli negoziabili (vendendoli su un mercato divenuto illiquido, pertanto con grave sacrificio di prezzo) o crediti; di questi ultimi dovrebbero chiedere il rientro pressoché immediato ai propri debitori, strangolando l’economia. In alternativa dovrebbero ricapitalizzare, verosimilmente per mano dello stato portoghese.

Ora resta solo da effettuare un calcolo simile per la proporzione di titoli greci, portoghesi, irlandesi e spagnoli in portafoglio alle banche tedesche, francesi, italiane e così via, in un gioco di matrici tossiche, e si comprenderà (forse) perché la Grecia è la prima tessera di un domino infernale.

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