In una giornata in cui la propensione al rischio torna di prepotenza sui mercati (anche se non è chiaro il motivo), con indici azionari europei in crescita del 2,5 per cento, materie prime e commodity currencies di nuovo in rialzo dopo le martellate sui denti delle ultime sedute, lo yen che torna lievemente a indebolirsi, ci si poteva attendere che, dopo l’annuncio di ieri del governo italiano, il nostro rischio-paese venisse ridimensionato. Così non è stato.
Il credit default swap italiano, secondo dati di JPMorgan, è più largo di 10 punti-base, al livello di 210-230; quello spagnolo è più largo di 5 punti-base, a 230-255; nel frattempo, il Portogallo stringe di 5 punti-base, e la core Europe (Germania, Francia) è invariata. Anche il differenziale sul titolo di stato decennale tra Italia e Germania è invariato rispetto a ieri, all’assai poco confortevole livello di 137 punti-base. Il mercato è diventato schizzinoso, le promesse non bastano più. Il problema sorgerà quando ad essere insufficienti saranno anche i fatti.
Update – «Italy continues to underperform, widening by 8bp to 215bp. It is now 90bp wider than where it was two weeks ago. The austerity measures announced yesterday clearly haven’t had the intended effect of calming he credit markets». Aspettiamo di leggere i giornali italiani, domani.