Amici miei, federalisti immaginari

Il complotto si estende: da oggi anche Roberto Formigoni è finiano honoris causa. Abbiamo anche il contro-pentito last minute, Roberto Cota. Qualcuno deve avergli mandato via fax un disegnino in cui gli si spiega che aveva firmato un documento anti-governativo, e lui si è eclissato prima della conferenza stampa. Si noti soprattutto che la manovra è passata con un decreto legge, impedendo il passaggio in Conferenza Unificata che sarebbe avvenuto se si fosse fatto un disegno di legge.

Per Formigoni, questo è “un pessimo, pessimo, segnale in direzione del federalismo. Lanciamo un grido di allarme, la manovra uccide il bambino in culla che è il federalismo, mentre il Paese ne ha assolutamente bisogno; ora si va nella direzione opposta”. Ricordate la fanfara con cui i maggiorenti del Pdl avevano commentato il “trionfo” alle ultime amministrative? Ora controlliamo la Conferenza Unificata, si disse. L’alba di una nuova era, la trasmissione della geometrica potenza di fuoco riformatore di questa maggioranza confusa, dalla “stanza del figlio” del piano-casa al federalismo fiscale.

E’ opportuno ricordare cosa aveva scolpito Francesco Forte, su l’Occidentale. Perdonate l’esteso copiaincolla, ma lo consideriamo un esempio paradigmatico delle dissonanze cognitive che stanno avvolgendo il centrodestra ed i suoi impegnati corifei:

«Esso, il governo delle Regioni, non serve solo per gestire la autonomia regionale, serve anche e soprattutto per costituire un contropotereuna diga e più di una diga – contro il governo nazionale. In passato, nell’epoca in cui a sinistra il maggior partito era quello comunista, questa strategia servì per fare delle Regioni rosse dei fortilizi, da cui svolgere una politica di potere e di clientele per contrastare quello centrale. Ciò mediante il sostegno a un ceto intellettuale impegnato, che avrebbe combattuto le sue battaglie nei giornali, nelle case editrici, nelle Università, nella Radio TV, nel mondo dello spettacolo cinematografico e teatrale, in quello della canzone, in quello della pittura e dell’architettura, nell’urbanistica, nel campo dei nuovi diritti. E mediante il supporto delle Regioni rosse vennero supportate e rafforzate le  cooperative, le non profit, le associazioni di “altro consumo”, quelle dell’ambientalismo, quelle dei diritti della donna, dell’infanzia. E naturalmente, in primo luogo, venne attivato il contropotere dei sindacati, esteso anche ai corpi autonomi dello stato, come le magistrature e i media.

Questa strategia, quando la sinistra ex comunista ha potuto ottenere il potere di governo, è stata estesa mediante leggi ordinarie e costituzionali che hanno consentito nuovi contro poteri di governo delle pubbliche istituzioni. E fra questi contro poteri, spiccano la Associazione nazionale dei comuni, l’Anci che discute con lo stato, sul “patto di stabilità interno” a cui gli enti locali debbono sottostare e la Conferenza stato-Regioni. Questa è diventata particolarmente importante da quando si è attuata la riforma della Costituzione che attribuisce alle Regioni vaste competenze di legislazione propria o concorrente con quella dello stato»

A capo della Conferenza stato-Regioni vi è un presidente che è espressione della maggioranza delle giunte regionali in cui ciascuna Regione conta per un voto. Le sinistre attualmente hanno la maggioranza della Conferenza stato-Regioni. Ed esse la hanno esercitata per bloccare e frantumare la legge varata dal governo Berlusconi riguardante le norme di rilancio dell’edilizia di abitazione. La discussione del nuovo testo è stata lunga, ne sono derivate interpretazioni riduttive e alla fine esso è stato ridotto alla irrilevanza operativa. Questo è solo un esempio dell’enorme potere che ha la Conferenza stato-Regioni, da cui consegue l’importanza per il centro-destra di ottenere la vittoria nella maggioranza numerica delle Regioni. Ciò al fine di poter assumere la presidenza di questa assemblea che può definirsi il terzo potere legislativo dello stato, oltre alla camera e al senato, il potere para legislativo che può bloccare o rovesciare la maggioranza delle due Camere.

Basta con il bastione del socialismo locale, scriveva Forte con i toni accorati di chi sente vicino l’appuntamento con la Storia. Basta col sovvertimento ed il pervertimento della leggendaria “volontà popolare”, e poco importa che nel caso della Conferenza delle Regioni o dell’Anci proprio di volontà popolare si trattasse, come hanno potuto sperimentare anche governi centrali “amici” di centrosinistra, quando hanno vissuto le stesse difficoltà. Demolire l’egemonia della sinistra si può: agisci, elettore della Libertà.

Sappiamo come è andata a finire: bandierine blu ovunque, Pd assediato nella ridotta appenninica. Controllo della Conferenza delle Regioni, presieduta da quel comunista di Vasco Errani, riconfermato ma trasformato in un panda gigante. Oggi vediamo che la Conferenza Unificata è una tale cinghia di trasmissione della volontà governativa che Tremonti ed il governo hanno preferito aggirarla con un decreto-legge e senza approvazione della Decisione di Finanza Pubblica, l’erede del Dpef, il fiore all’occhiello del tremontismo trionfante. Basta col “contropotere rosso”, passiamo direttamente al centralismo romano di via XX Settembre.

Certo, resta il punto della questione: le regioni sono bestie da affamare a suon di tagli profondi come quelli della manovra, come ancora oggi sostiene il premier, oppure questa manovra infligge un colpo mortale all’operatività di base dell’ente regionale? Siamo passati dal “potere di spesa senza potere di presa” di tremontiana memoria alle “funzioni senza dotazioni”, come dice Formigoni? Non abbiamo modo di affermarlo con certezza, possiamo solo rimetterci (sempre e comunque laicamente) alla valutazione di chi da alcuni lustri guida con risultati complessivamente positivi la più ricca regione italiana, le credenziali dovrebbero pur valere qualcosa. Certamente più della propaganda leghista, per quanto ci riguarda. Resta questa stucchevole mitologia dell'”agente ostruente esterno”, e resta l’incredibile capacità degli elettori di bersela ad oltranza.

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