Tecnostrutture ed eletti

Titolo piuttosto criptico per il tema del giorno, almeno per chi fa il mestiere del vostro titolare: le nuove regole di Basilea III per le banche. Serviranno? Forse. I tempi di introduzione sono troppo diluiti nel tempo? Affermativo. Fa un effetto straniante vedere banchieri che levano al cielo alti lai perché le nuove regole rischierebbero di costringere le banche a stringere il credito allo scopo di rafforzare la propria base patrimoniale, nello stesso momento in cui quegli stessi banchieri erogano ogni anno alcuni miliardi di euro e di dollari in bonus e benefit. Ma bando alle demagogie, che peraltro demagogie non sono.

Il canovaccio di Basilea III sarà sottoposto alla valutazione del potere politico nel prossimo G20, a novembre, e poi diverrà “legge” regolatoria, auspicabilmente globale. Come chiunque constaterebbe, c’è un momento in cui le tecnostrutture elaborano e propongono, verosimilmente recependo anche le istanze politiche, ed uno in cui il potere politico ratifica. E’ del tutto fisiologico e “normale”, nel bene e (spesso) nel male. Solo in Italia può accadere che vi siano esponenti del potere politico che si oppongono a questa fisiologia, avanzando dubbi di antidemocraticità dell’intero processo o tentando disperatamente di farsi intestare l’ultima parola nel – e sul – merito, pur non avendo gli strumenti tecnici per poterlo fare.

Come definire un simile atteggiamento: genuino timore per la preservazione della democrazia (formale e sostanziale), banale gelosia mediatica, fame di potere autocratico e prevaricante? Chissenefrega, direte voi. E avete ragione da vendere: il mondo va avanti egualmente, anche senza i peti della politica italiana ed i suoi espedienti retorici da cripto-democrazia avariata.

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