Macromonitor – 24/10/2010

Dopo sei settimane di forti acquisti di asset rischiosi il mercato si prende una pausa, con azioni, credito, materie prime, dollaro e mercati emergenti che consolidano, restando sostanzialmente invariati nel corso della settimana.

Alla base del rally delle scorse settimane vi è certamente stata la fine della sequenza di previsioni di rallentamento della crescita e le prese di posizione delle maggiori banche centrali (ad eccezione della Bce), che si dicono pronte ad utilizzare nuovamente il proprio bilancio per combattere la deflazione. Riguardo il primo aspetto, alcune tra le maggiori case d’investimento hanno rivisto in lieve rialzo le previsioni di crescita per il 2011, essenzialmente per Cina ed area Euro, di cui nelle prossime settimane si attende conferma.

Riguardo l’azione della Fed, che sarà annunciata nel FOMC del 3 novembre, restano dubbi se si tratterà di acquisti a cadenza mensile predeterminata oppure di un budget totale fisso di intervento. In quest’ultimo caso gli attivi rischiosi sarebbero maggiormente beneficiati, mentre la prima ipotesi farebbe chiarezza per i mercati obbligazionari. Resta scetticismo sulla capacità/volontà di famiglie ed imprese ad indebitarsi ulteriormente, dato il quadro congiunturale, ma se la Fed esplicitasse di voler perseguire il proprio doppio mandato (stabilità dei prezzi e piena occupazione) attraverso una qualche forma di inflation targeting, gli attivi rischiosi come azionario ed obbligazionario high yield sarebbero naturalmente favoriti. Il dibattito su come reflazionare l’economia “ad ogni costo” resta quindi aperto.

Il G20 tenutosi nel corso dell’ultimo fine settimana in Corea ha confermato l’accordo generale ad evitare svalutazioni competitive ed a favore di un sistema di tassi di cambio che minimizzi gli effetti negativi di un eccesso di volatilità e di movimenti disordinati delle valute. Tradotto in fatti, ciò dovrebbe significare il via libera ad un riequilibrio globale attraverso il progressivo ed ordinato indebolimento del dollaro che non esclude l’adozione, da parte soprattutto dei paesi emergenti, di interventi e controlli sui movimenti di capitali in entrata, tali tuttavia da non alterare la tendenza di fondo.

Sul mercato obbligazionario, settimana di aumento dei rendimenti per l’Area Euro, per effetto di una rivalutazione più ottimistica del sentiero di crescita della regione (e soprattutto della Germania), e dopo che la Bce, il mese scorso, ha pilotato il mercato a riassorbire la liquidità in eccesso creata in precedenza. Proseguono nel frattempo i flussi in entrata sulle obbligazioni dei paesi emergenti. Secondo alcuni dati, i non residenti possiederebbero circa un decimo del mercato brasiliano ed un quarto di quello polacco: vi sarebbero quindi margini per un aumento della tendenza all’investimento dei non residenti sui mercati emergenti. Altrettanto probabili, come detto, azioni dei governi volte a limitare afflussi tumultuosi di fondi esteri.

Sui mercati azionari, la earnings season statunitense del terzo trimestre prosegue con risultati complessivamente positivi e verosimilmente già scontati, mentre si attende l’esito delle elezioni di midterm del 2 novembre. Anche per i mercati azionari si registrano crescenti afflussi di fondi provenienti dai paesi sviluppati, ma le restrizioni locali all’investimento sembrano essere limitate al mercato obbligazionario. A livello settoriale si segnala il recupero delle materie prime, legato all’ipotesi di ripresa della crescita cinese su un sentiero sostenibile, mentre soffre il settore bancario statunitense, dopo l’emersione dello scandalo legato alle procedure di cartolarizzazione ipotecaria ed alle esecuzioni immobiliari a carico di debitori insolventi, che hanno evidenziato clamorose irregolarità nella gestione amministrativa. Alcuni primari investitori istituzionali hanno già richiesto alle banche il rimborso integrale delle cartolarizzazioni. Questo rischio di maxi-risarcimenti potrebbe mettere pressione al profilo creditizio delle banche statunitensi, che hanno iniziato ad evidenziare una ripresa di redditività operativa.

Le materie prime questa settimana hanno perso circa l’1 per cento in dollari, ma non contro le altre maggiori divise. Le prospettive restano favorevoli, per effetto della domanda dei paesi emergenti prevista nei prossimi mesi, e in alcuni casi (come quello del rame) per lo squilibrio previsto tra domanda e produzione, ma l’indebolimento della produzione industriale globale nel quarto trimestre potrebbe agire da freno alle quotazioni.

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