America, il no-profit tassato

Come già segnalato, quello del collasso della finanza pubblica locale statunitense sarà uno dei maggiori temi dell’anno che sta per iniziare. Stati, contee e municipalità, dopo anni di boom alimentato soprattutto dalle imposte immobiliari, hanno visto un crollo del gettito che sta costringendole a disperate misure compensative.

In alcuni casi si è preferito mettere la testa nella sabbia, recuperando risorse attraverso la sospensione dei versamenti ai fondi pensione pubblici, che si trovano quindi ora con un buchi attuariali (e reali) di proporzioni inquietanti. In altri casi, il recupero di risorse è avvenuto attraverso aumenti di pressione fiscale, per impossibilità o assenza di volontà di agire dal versante delle spese. E proprio il tentativo disperato di recuperare entrate sta causando un fenomeno nuovo e potenzialmente devastante, nel paese della sussidiarietà e delle charities.

Come segnala il Wall Street Journal, il numero degli enti locali che impongono contributi per servizi pubblici anche alle organizzazioni no-profit è in costante aumento. A Houston, in novembre, i residenti hanno votato a favore dell’istituzione di un “contributo di drenaggio” per prosciugare l’acqua piovana che si accumula in alcuni sottopassi urbani, ed il nuovo balzello verrà applicato anche a chiese, scuole e charities. Le organizzazioni no-profit, che proprio in questo periodo di difficoltà economiche stanno sperimentando un sensibile aumento della richiesta di prestazioni di sostegno, promettono battaglia. Alcune città hanno deciso di applicare imposte sulla proprietà immobiliare anche a gruppi no-profit proprietari di edifici non più usati per funzioni religiose (vi ricorda nulla?); ad Albany, nello stato di New York, è stata approvata un’ordinanza che chiede anche a scuole, ospedali ed altri enti no-profit di contribuire ai servizi pubblici locali.

La tendenza sta rapidamente generalizzandosi, e mostra quello che rischia di accadere al terzo settore anche in altre parti del mondo, dove vi sono crescenti ristrettezze di finanza pubblica. Fatte le debite proporzioni, quello che abbiamo appena visto da noi con il taglio ai fondi per il cinque per mille (poi ripristinati, almeno per il 2011) rischia di essere il prodromo dei tempi grami che si prospettano per la sussidiarietà, con la progressiva perdita dello status di favore fiscale.

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