Financial Hard Times

Forse dovremmo passare un paio di giorni a discutere delle frasi di oggi del Financial Times, come fatto tempo addietro, quando il presunto dibattito pubblico del paese si impiccò ad un non meno presunto elogio dell’inerzia governativa. Una nota interpretativa: non è che il Ft sia la Verità rivelata, ovviamente. Il problema sono gli innumerevoli servi sciocchi (è giunto il momento di sdoganare questa espressione) che lo leggono a targhe alterne, sventolandolo dal balcone quando ci sono i cosiddetti elogi e gridando al complotto del Britannia quando arrivano le legnate.

Scrive dunque oggi il Financial Times, in un editoriale non firmato (intitolato un po’ stucchevolmente in italiano) “Arrivederci, Silvio“:

«La carriera politica di Berlusconi un giorno certamente finirà. E sarebbe la cosa migliore per la sua nazione e per l’Unione Europea se questo momento arrivasse ora e non più tardi»

E ancora:

«Restando al suo posto [Berlusconi] assicura che il nome dell’Italia sia trascinato nel fango, sotto gli implacabili riflettori dei media internazionali. Assicura che la coalizione di centrodestra, con la mancanza di una maggioranza parlamentare affidabile, sia distratta dai suoi doveri e incapace di un’azione vigorosa in un momento in cui la crisi del debito in Europa è lontana dalla fine. Assicura, infine, che l’Ue appaia sciocca e ipocrita nel dare lezioni all’Egitto, alla Tunisia e ad altri Paesi extraeuropei su come governare quando essa stessa contiene al suo cuore un esempio così estremo di governo sbagliato».

«Nonostante il centrosinistra sia così debole che spesso sono i tribunali ad apparire come la reale opposizione, la necessità della partenza di Berlusconi non rappresenta un problema: il centrodestra può facilmente trovare un sostituto nei suoi ranghi . L’Italia ha numerose persone al servizio dello Stato, da Giorgio Napolitano a Mario Draghi. Fanno onore al Paese e rappresentano al meglio la nazione italiana. Berlusconi no, e il suo rifiuto a fare la cosa giusta e dimettersi non è niente altro che vergognoso»

Come direbbe Lui, è una vergogna. Ma quella degli inglesi è tutta invidia per un paese che cresce a tassi asiatici nel cuore della decadente e puritana Europa.

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