Riapriamo le Camere chiuse

Oggi il premier, nella abituale intervista a Mattino Cinque condotta dall’onnipresente Maurizio Belpietro (ma il tempo per dirigere Libero riuscirà a trovarlo?), ha potuto concionare sull’universo-mondo ed ha informato i sudditi, non prima di aver apostrofato di “vergogna” la manifestazione di ieri, che il governo è nella pienezza delle sue funzioni e della sua maggioranza e che, anzi, quest’ultima continua lentamente ma inesorabilmente ad espandersi, come un soufflè che attende di accasciarsi.

Sostiene Berlusconi:

«Alla Camera sono convinto che arriveremo presto ad avere una maggioranza intorno ai 325 deputati, più che sufficiente per portare avanti il programma di governo sia in Aula che nelle commissioni. In Senato la maggioranza è sempre stata ampia e dunque dopo aver completato la squadra di governo noi avremo la possibilità mandare avanti le riforme che gli italiani si aspettano»

Il premier ha assicurato e rassicurato che lui lo spirito del ’94 non lo ha mai smarrito, ma

«nel centrodestra in questi anni ci sono stati tanti frenatori, a partire da Casini e da Fini»

Eccolo qui, l’agente ostruente esterno che impedisce il raggiungimento della Felicità. Se la congiunzione astrale è così favorevole, si riaprano le danze e si legiferi. Anche perché, dalle notizie che ci giungono, il parlamento è praticamente chiuso, ed è difficile pensare che sia colpa di Fini e del suo non essere super partes, soprattutto ove si consideri che il Senato ha tenuto meno sedute della Camera, dal primo gennaio 2010 ad oggi.

Come scrive oggi Sergio Rizzo, siamo al paradosso di un parlamento a produttività nulla (per mancanza d’impulso governativo), ma di ben due strutture dell’esecutivo preposte all’attuazione del programma, guidate dal ministro Gianfranco Rotondi e dalla virago Daniela Santanché. E gli stessi consigli dei ministri si stanno segnalando per la rapidità con cui non viene deciso nulla, con la formula magica del “salvo intese”. Ma l’orizzonte si sta rischiarando: ci sono una dozzina di strapuntini ministeriali da assegnare, e tra nuovi ingressi come quello della Destra di Storace e riassegnazioni interne, presto avremo un governo simile ad un locomotore svizzero. Che potrà dare una scossa all’economia calendarizzando per l’ennesima volta le nuove norme su processo breve ed intercettazioni.

Ma se un governo non governa, non sarà per caso meglio sciogliere le camere e tornare alle urne? Si, ma non questa volta: il leader levantino più amato d’Occidente pare robustamente in discesa nei sondaggi, e rischia seriamente di finire in esilio, anche per mano di quegli ingrati di leghisti, che pare siano riusciti a mettersi in scia della nuova ondata di credulità popolare che sta squassando le regioni del Nord, e promettendo nuove tasse e cartelli stradali bilingui si accingono a fare la festa ai parlamentari del Pdl. E così l’uomo che, solo alcuni mesi fa, prometteva il ritorno alle urne “al primo incidente”, manco fossimo al trentottesimo parallelo, oggi è asserragliato a Palazzo Chigi, accontentandosi di sopravvivere a qualche voto di sfiducia mal posto, gridando “vergogna” a destra e a manca ed aggrappandosi alle agenzie di rating (che non se lo filano manco di striscio, ma questo i sudditi non lo sanno), per proseguire negli splendidi risultati finora conseguiti.

A proposito, qualcuno informi Maurizio Lupi che il favoloso Superindice Ocse, a dicembre 2010, prevede per il nostro paese una contrazione (downturn), entro un quadro che, per i paesi del G7, resta improntato a crescita, oscillante tra “relativamente robusta” e “moderata”. Anche l’Ocse è caduta in mano ai comunisti, vergogna.

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