Il premio dei Poteri Marci

Per Fiat il valore a libro della partecipazione del 10% circa di Rcs MediaGroup a fine esercizio è superiore di 53 milioni di euro rispetto alla quotazione di borsa (a fine 2009 era superiore per 34 milioni di euro). E’ quanto si legge nel progetto di bilancio del gruppo di Torino, dove si nota che la quotazione di borsa di Rcs “peraltro continua ad essere al di sotto del valore contabile dei mezzi propri della società”‘.

Tenendo anche conto della consistenza patrimoniale della partecipata, riflessa nel bilancio consolidato del gruppo Fiat
con il metodo del patrimonio netto, viene quindi spiegato nel progetto di bilancio, e in considerazione della rilevanza della quota posseduta e del suo posizionamento negli assetti azionari, per la quale una misurazione in base a valori borsistici è poco significativa, ”si è ritenuto che il valore recuperabile della partecipazione non sia inferiore all’attuale valore di libro”.

Quindi, Fiat si dice certa (almeno in sede di redazione del bilancio) di essere in grado di recuperare la minusvalenza teorica in Rcs, in caso di dismissione. Se è certamente vero che la quotazione di borsa non incorpora il premio di controllo (al quale Fiat concorre, attraverso il patto di sindacato di Rcs), non bisogna dimenticare che stiamo parlando di un’azienda editoriale che ha una redditività del tutto insoddisfacente, come segnalato di recente anche da Alessandro Penati (che dio ce lo conservi):

«Nei sette anni post-Romiti, Rcs ha operato mediamente con margini (5,6%) inferiori alla metà di quelli del settore in Europa (13,8%), e nettamente più bassi della concorrenza italiana (9,8%, 6,8% e 13,5% rispettivamente per Mondadori, Caltagirone e l’Espresso). Un gap destinato a perdurare, stando alle stime degli analisti, che riflette anche la lentezza nell’adeguare i costi ai minori ricavi»

Il mercato, che proprio fesso non è, ha perfettamente presente questo handicap di redditività insoddisfacente, per usare un eufemismo, e applica uno sconto conseguente alle quotazioni. Fiat, per contro, si dice fiduciosa di non realizzare minusvalenze, se e quando dovesse procedere a dismettere la partecipazione, perché consapevole che in questo paese quello che conta non sono i risultati economici, ma la possibilità di utilizzare partecipazioni societarie per estrarre quelli che vengono definiti in letteratura delle patologie aziendali, “benefici privati del controllo”. Chiamiamolo il premio dei Poteri Marci.

Quelli di redditività e massimizzazione del valore d’impresa sono concetti troppo rozzi per essere applicati in Italia, il paese dei patti di sindacato, consultazione e blocco, e della persistenza del fenomeno delle scatole cinesi, e dove il concetto stesso di corporate governance non è finalizzato a massimizzare il valore per tutti gli azionisti bensì ad essere strumento di regolamenti di conti tra i soci di controllo. Un’oligarchia malata e spaventata, che ha finora già ottenuto di bloccare la crescita del paese (tra un convegno sulla flessibilità e l’altro), e che si appresta a dover gestire la condizione terminale dell’organismo che sta parassitando a morte.

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.

Per donare, clicca qui!