Ma secondo voi, per quale diavolo di motivo il presidente della Commissione Industria, Commercio, Turismo del Senato, Massimo Mucchetti, deve uscirsene con una frase del genere?

“Per esempio, bisogna evitare che Magneti Marelli diventi preda di qualche fondo di private equity”, afferma Mucchetti, ventilando un possibile intervento del Fondo in soccorso del produttore di componentistica di cui Fiat Chrsyler sta valutando la cessione.

Ed al contempo invocare l’intervento pubblico nella filiera dell’auto “moltiplicatore di occupazione e di valore aggiunto e tecnologico”? Un mistero.

Oggi i giornali italiani tracimano di editoriali e commenti, per lo più compiaciuti quando non propriamente estatici, sull’operazione di minority buyout (ché di quello si tratta) di Fiat su Chrysler. Operazione attesa da tempo, come naturale sbocco di una acquisizione nata sulle ceneri di una crisi epocale e di un fallimento non meno epocale, con intervento salvifico dei soldi pubblici (quelli dello Zio Sam). C’è una qualche “morale” anche per noi piccoli italiani, da questa storia? Forse, ma non nei termini che leggiamo sulla esausta stampa di casa nostra.

La vigorosa azione di politica monetaria non convenzionale della Federal Reserve, che ha schiacciato i tassi ufficiali a zero e promette di mantenerli tali ancora per anni, ha avuto un importante effetto collaterale: la ricerca spasmodica di rendimento da parte degli investitori, che hanno rovesciato fiumi di denaro soprattutto sulle obbligazioni High Yield, quelle a minor merito di credito e che talvolta vengono definite “spazzatura”.