Tutti dallo specialista

Nuovo giorno, vecchie misure andreottiane, non a caso estratte dal cilindro di Gianni Letta. Come regalo d’addio a Sandro Bondi, il poeta incompreso che collocava al Mibac i parenti della sua compagna, viene ripristinata la dotazione del Fondo Unico per lo spettacolo e reso permanente il relativo credito d’imposta. Per la copertura, in luogo dell’aumento del prezzo del biglietto del cinema, che avrebbe realizzato un interessante corto circuito, si è deciso un classico aumento delle accise sulla benzina. Un “piccolo sacrificio” di 1-2 centesimi, come lo ha definito Letta.

Interessante la reazione del Pd, che come noto ha antiche passioni per cultura e gabelle. Il primo ad afferrare il computer e a dettare alle agenzie la propria soddisfazione è Vannino Chiti, commissario del partito per il Lazio e vicepresidente del Senato:

«Una buona notizia che rende giustizia al mondo della cultura, mortificato per mesi dai tagli del governo. Con il ripristino dei fondi Fus, deciso dal Consiglio dei ministri di oggi, il governo finalmente torna sui suoi passi e riconosce i propri errori. E’ un risultato ottenuto anche grazie alla battaglia delle opposizioni e in particolare del Partito Democratico, che su questo tema si è mobilitato fin dall’inizio nelle aule parlamentari e in tutto il Paese. E’ doveroso sottolineare la miopia politica di una maggioranza che non avrebbe dovuto nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi di tagliare risorse a un settore che è fondamentale per l’Italia e che ci rende un’attrattiva unica a livello mondiale. Investire in cultura significa riattivare settori decisivi per la crescita e per il rilancio dello sviluppo del nostro Paese»

Sarà senz’altro così. Di certo, aumentare il prezzo della benzina in questo momento rappresenta un esempio da manuale di tafazzismo, o più propriamente di stupidità conclamata. Una domanda per il dottor Letta ed il suo sbadato superiore che siede a Palazzo Chigi: sul paniere dell’inflazione pesa di più il biglietto del cinema o la voce carburanti?

Ma la verità è che quelli del Pd sono incontrovertibilmente i più astuti della compagnia di giro che appesta il Belpaese: nei loro cromosomi alberga ancora il gene della doppiezza togliattiana. Quando l’inflazione si alzerà, per effetto di questa manovra, Bersani e compagni potranno a loro volta sollevare il ditino e dire che il governo non sta facendo nulla per salvare gli italiani dall’impoverimento. Magari arriveranno a suggerire di intervenire sulle accise, o financo di mettere una patrimoniale su tutti i ricchi over 40.000 lordi annui, con salmo (non salma) di nonno Scalfari in omaggio. Come fa pressoché in tempo reale il responsabile economico del partito, Stefano Fassina:

«Abbiamo più volte chiesto di attivare il dispositivo definito nell’ultima legge finanziaria approvata dal governo Prodi per compensare gli aumenti Iva attraverso la riduzione delle accise»

Segue botta di demagogia, con suggerimento di reperire la copertura per un provvedimento di spesa ricorrente attraverso l’accorpamento del referendum alle elezioni amministrative. Il che postula, per definizione, che da questo momento e per ogni anno vi saranno consultazioni elettorali ed un referendum da accorpare, per generare risparmi permanenti da impiegare in copertura.

Visto? Sono loro, i nostri good cop-bad cop del moto perpetuo. Quelli che cavalcano le maggiori tasse altrui e si prendono insulti e colonne di piombo dai liberisti del centrodestra, quelli che si spellano le mani per il governo liberale dello stato libero di Bananas che non mette le mani nelle tasche dei sudditi. A prima vista sembra un caso di miopia, ma potremmo anche scendere più in basso ed interessare del caso un andrologo o (meglio ancora) un proctologo.

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