Ma noi ne usciremo meglio di altri – 17

Pubblicata dall’Ocse la stima dei Composite Leading Indicators (CLI) di febbraio, disegnati per anticipare i punti di svolta nell’attività economica rispetto al trend. I CLI puntano ad una robusta espansione dell’attività rispetto al trend in Germania e negli Stati Uniti, e ad un possibile recupero di momentum in Francia e Canada. Per il Regno Unito gli indicatori suggeriscono un lento ma stabile passo di espansione. Per l’Italia si prevede una perdita di momentum nell’attività economica.

La variazione per il nostro paese è ancora negativa nel mese, per lo 0,3 per cento (in peggioramento rispetto ai mesi precedenti), e del 2,1 per cento tendenziale, cioè anno su anno. Sommate questa perdita di momentum ad una crescita di trend della produzione industriale che per il nostro che è praticamente piatta, ed avete l’immagine di un paese del tutto imbalsamato.

Oggi Istat ha pubblicato il dato di produzione industriale italiana di febbraio, che mostra un incremento mensile dell’1,4 per cento, a fronte di attese poste a più 1,7 per cento. Il dato di gennaio è stato rivisto al ribasso, da meno 1,5 a meno 1,7 per cento. Il tendenziale, cioè la variazione annuale, corretto per i giorni lavorati è del 2,3 per cento, a fronte di attese poste a più 3,9 per cento. Oggi, lo stesso dato per la Francia mostra un più 5,6 per cento di tendenziale in febbraio. Questo solo per parlare di variazioni e non di stock, in modo da farsi capire dalla stampa, che vede solo le prime e non i secondi, sbagliando alla grande.

Malgrado ciò, il Sole online riesce a parlare di “balzo” della nostra produzione industriale. Se questa è la vostra valutazione non lamentatevi, se poi vi lasciano soli, non solo in edicola.

A che punto è la notte

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