Colmare il fosso

Mentre celebriamo il dato di ordinativi e fatturato dell’industria a marzo, mentre i giornali proseguono indefessi a parlare di “record” riferendosi a variazioni e non a livelli, e mentre persino il nubendo Renato Brunetta ha deciso di dedicarsi al lancio dell’Ansa (non è chiaro a quale titolo, forse di Nobel mancato) sentenziando che “nei prossimi mesi si prevede che la produzione industriale cresca a ritmi più sostenuti”, segnaliamo che quei menagramo di Federmeccanica hanno deciso di dire la loro. E di segnalare che qualche problema resta.

Infatti, secondo l’indagine congiunturale dell’associazione manifatturiera, la produzione industriale metalmeccanica nel primo trimestre 2011 è aumentata dello 0,8% rispetto al trimestre precedente mentre è cresciuta rispetto al primo trimestre del 2010 del 6,7%. La crescita tendenziale è comunque nettamente inferiore a quella media europea per il comparto (+13,4%).

Il dato più interessante, perché evidenzia quanto velocemente (si fa per dire) stiamo chiudendo il gap apertosi con la crisi è quello secondo il quale in Italia i volumi di produzione metalmeccanica risultano comunque inferiori del 24,5% rispetto a quelli pre-recessivi mentre per la Germania questa differenza si è ridotta a meno di cinque punti percentuali. Il tutto ricordando che, secondo Federmeccanica, l’Italia è il paese che ha fatto segnare il peggior crollo durante la fase acuta della crisi (meno 37,1 per cento di produzione metalmeccanica).

Federmeccanica sottolinea inoltre che tra il 2007 e il 2010 nel totale dell’industria metalmeccanica si sono persi il 7,2% dei posti di lavoro (da 2.107.000 a 1.956.000 persone). E se considerate quali settori Federmeccanica associa, avrete la misura di quanto seria è la situazione, per le nostre produzioni a valore aggiunto alto e medio-alto.

Ecco, diciamo che sarebbe cosa buona e giusta, quando si parla di attività produttiva, non fermarsi alle variazioni tendenziali, ma esplicitare se è stato colmato il fosso scavato dalla Grande Recessione oppure di quanto si dista dal pareggio, secondo le serie storiche di volta in volta utilizzate. E’ uno sforzo di trasparenza e di corretta informazione che chiediamo soprattutto agli operatori dell’informazione, certi che l’appello cadrà nel vuoto.

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