Ritratto di oligarchia italiana

I numeri dei compensi dei cosiddetti top manager del credito in Italia, raccolti dal sempre ottimo Gianni Dragoni. Le banche italiane non vanno bene, colpite dalla maledizione di Berlusconi, che da oltre un biennio le definisce sane e solide, ma soprattutto dalla anemica crescita del paese. I difficili negoziati per il rinnovo del contratto nazionale vedono l’Abi in trincea.

Il costo del lavoro dovrà scendere, in modo vistoso. Ma non quello dei dirigenti apicali, come dimostrano i dati di Dragoni, che illuminano su casi di banche in affanno, ma i cui vertici non hanno subito particolari decurtazioni di compensi. L’Abi ha denunciato come troppo oneroso il fondo di solidarietà per gestire gli esuberi, e ha già chiesto al governo di poter accedere all’indennità di disoccupazione, che coprirebbe con fondi pubblici il primo anno dopo il licenziamento.

Sofferenze a parte, in Italia vi sono troppi sportelli: il modello della banca fisicamente vicina al cliente si sta dimostrando un fallimento, mentre aumenta l’utilizzo del canale dell’home banking. Da qui l’esigenza di razionalizzare (come si dice in questi casi) la pletorica rete di sportelli, che qualche banca ha strapagato in acquisizioni allegre, e che ora rischia di dover liquidare in grave perdita. Ma gli strateghi che hanno gestito queste operazioni continuano a percepire ricchi bonus, ed a fare lezione alle truppe su come vendere prodotti spesso problematici, mettendoci la faccia ed accettando salari di produttività ormai simbolici, perché “c’è grossa crisi”.

Un vero peccato che questi oligarchi non abbiano realizzato che le banche sono soprattutto imprese di servizio, e come tali necessitano dell’apporto imprescindibile dell’individualità di chi vi lavora. Difficile andare lontano, con prodotti scadenti e truppe demotivate da eclatanti esibizioni di immeritocrazia. Le brochures di carta patinata (rigorosamente riciclata) su una fantasmatica responsabilità sociale della banca servono a rassicurarne gli oligarchi, ma la realtà abita altrove.

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