Macromonitor – 5/6/2011

Un’altra settimana di deboli dati macro statunitensi spinge al ribasso azionario, crediti e materie prime e porta i governativi a nuovi massimi dell’anno.

Lo scenario economico finora prevalente è stato quello di un rallentamento indotto dalla correzione delle scorte e dagli effetti dello tsunami giapponese sulla catena di fornitura globale, effetti il cui esaurimento dovrebbe produrre un rimbalzo nella seconda parte dell’anno. Ma la possibilità di un ritorno alla crescita di trend è in realtà legato anche e soprattutto agli effetti sulla domanda di elevati prezzi dell’energia, che potrebbero indurre un rallentamento più durevole e marcato.

La recente debolezza dei consumatori dei mercati sviluppati sembra in larga misura legata all’ascesa dei prezzi del petrolio, sorretti dal rifiuto dell’Opec ad aumentare la produzione e da stagionalità nel consumo di carburanti negli Stati Uniti. Per questo motivo, considerato anche che la distruzione della domanda causata da elevati prezzi dell’energia finirebbe col produrre un effetto calmieratore, le posizioni lunghe sul greggio (e sulle materie prime in generale) appaiono come un hedge naturale a posizioni lunghe sui mercati rischiosi.

Tra le altre notizie della settimana, l’ennesimo “salvataggio” della Grecia, in contropartita di un’ulteriore stretta fiscale che (se mai dovesse concretizzarsi) alimenterà ulteriormente la spirale di debito; e l’ipotesi di conversioni “volontarie” del debito greco detenuto dai privati, che difficilmente sfuggirà alla sanzione del default da parte delle agenzie di rating. Nella migliore delle ipotesi è un acquisto di tempo, per permettere alle banche di effettuare i necessari accantonamenti a perdite; nella peggiore la ricetta per rendere ancor maggiori le perdite finali.

Nel mercato del reddito fisso, i deludenti dati economici hanno spinto al rialzo i prezzi dei titoli di stato, soprattutto negli Stati Uniti, malgrado un altro ammonimento sul rischio che il paese possa perdere la tripla A, questa volta ad opera di Moody’s. In area euro, si attende la riunione della Bce, giovedì prossimo, che potrebbe preannunciare (con il riferimento alla “forte vigilanza” sui prezzi) il rialzo dei tassi ufficiali a luglio, malgrado i mercati nelle ultime settimane ne abbiano fortemente ridotto la probabilità.

Sull’azionario, i deboli dati economici hanno continuato a spingere al ribasso i mercati, con quello statunitense giunto alla quinta settimana consecutiva di segno negativo. L’indice MSCI AC World in valuta locale è ora a crescita zero da inizio anno. Si attende il rimbalzo del secondo semestre, ma per averne conferma occorrerà attendere almeno il mese di luglio. Nel frattempo, i dati di posizione mostrano che non vi è ancora stata capitolazione, circostanza che mette il mercato a rischio di correzioni ben più vistose. Gli indici globali dei direttori acquisti continuano a segnalare debolezza nella componente riferita ai nuovi ordini, anticipando nuova debolezza della produzione industriale. L’azionario dei paesi emergenti in giugno ha sovraperformato i mercati azionari sviluppati, sulla scorta di un migliore quadro economico.

Riguardo i prodotti a spread, il mese di maggio ha visto un allargamento generalizzato degli spread, più sui prodotti cash che sui credit default swap. L’allargamento sui corporate investment grade è stato causato soprattutto dalla flessione dei rendimenti sui titoli di stato, premiati per la maggiore liquidità e perché continuano a rappresentare, malgrado tutto, un rifugio in tempi di accresciuta incertezza.

Sul mercato dei cambi, il franco svizzero conferma il proprio ruolo di valuta rifugio contro le incertezze sul tetto del debito statunitense e sulla periferia europea. Il fatto che la Grecia finirà con l’ottenere un’ulteriore tornata di aiuti servirà per riportare l’attenzione dei mercati sul differente stadio di consolidamento fiscale tra le due sponde dell’Atlantico, e sulla ripresa della normalizzazione delle condizioni di politica monetaria in area euro, già invocata in settimana dal prossimo presidente della Bce, Mario Draghi. Per questi motivi il dollaro dovrebbe proseguire nell’indebolimento contro euro, già palesato in settimana.

Riguardo le materie prime, come segnalato, la combinazione di stagionalità sulle benzine, i blackout in Cina che inducono a ricorrere a generatori diesel e condizioni strette di mercato, esacerbate dall’inazione dell’Opec a coprire il buco di produzione libica, tendono a mantenere i prezzi elevati. I metalli base sono in calo in settimana di circa l’1 per cento in dollari, a causa di dati macro più deboli delle attese. Malgrado questo indebolimento settimanale, i prezzi dei metalli base appaiono in risalita da inizio maggio, e le curve futures sul rame alla borsa di Shanghai sono in accentuata backwardation (prezzi delle scadenze corte più elevati di quelle lunghe), suggerendo che le condizioni di offerta sul mercato stanno progressivamente divenendo più strette.

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