L’alba della nuova Hera – 2

La realtà sta già presentando il conto, a quanto pare: Bologna ha deciso un aumento delle tariffe acqua del 3,5 per cento, per compensare il ridotto (al 5 per cento) recupero del costo degli investimenti idrici, dopo l’esito referendario. In attesa di una nuova legge, alla quale il Pd sta alacremente lavorando, i paladini dell’acqua “bene comune” constatano amaramente lo scarto drammatico (in Italia, soprattutto tragicomico) che di solito esiste tra le fiabe referendarie e la realtà, e si preparano a protestare contro il tradimento della volontà del “popolo sovrano”.

E’ evidente che l’attuale assetto regolatorio delle risorse idriche è largamente carente, non foss’altro che per l’assenza di una vera e propria Autorità preposta alla fissazione delle tariffe, e che non era prevista neppure nel decreto Ronchi, da poco cassato dall’esito referendario. Ma di certo il problema degli effetti della “normativa di risulta” è o dovrebbe essere presente ai referendari, i quali hanno tuttavia sempre accuratamente evitato, durante la campagna referendaria, di dettagliare criteri di finanziamento per i nuovi investimenti.

C’è da dire che, forse, la soluzione di finanziamento era già implicitamente prevista, e potrà del caso inserirsi proficuamente nel raptus che pare aver colto ormai gran parte della cupola dell’establishment che con polso fermo guida il paese verso il disastro. Ormai di patrimoniale parlano tutti: non solo Susanna Camusso, che vuole una aliquota all’1 per cento su attivi superiori a 800.000 euro, ma anche il presidente di Assonime, Luigi Abete, che in questi giorni arringa le folle da giornali e radio per spiegare che senza una patrimoniale ordinaria il paese è spacciato. Per giungere anche all’intellighenzia di sinistra, nella persona di Stefano Zamagni, che anche in questo caso pare aver una posizione non originale, diciamo. Perché quindi non aggiustare l’aliquota del prelievo per comprendere anche gli acquedotti?

Ma la cosa non ci stupisce: è da tempo immemore che diciamo che, senza crescita, i buchi fiscali tendono ad aprirsi spontaneamente e qualcosa si deve pur fare, per evitare di essere fucilati dalle agenzie di rating e dal mercato. Anche per questo, come abbiamo già detto, la prognosi è infausta. Per la crescita, per contro, nessuno fa nulla, neppure dopo le annuali “prediche inutili” del presidente dell’Antitrust, e nella perdurante illegalità causata dalla mancata approvazione della legge annuale sulla concorrenza. Però ci consoliamo constatando che la maggioranza è solida, e che il dibattito sullo spostamento dei ministeri al Nord ferve malgrado tutto, a testimonianza della vivacità intellettuale che da sempre caratterizza la nostra classe politica.

Una sola domanda: italiani, quando vi sveglierete?

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