Poiché in questo disgraziato paese non si butta via nulla, e men che mai il ciarpame e le “idee” più demenziali, dai dazi alla flat tax passando per il contrasto d’interessi (quello di “scaricare tutto, come in Ammeriga“) e la riapertura dei bordelli (e presto ai salassi come metodo terapeutico), segnaliamo che la Cisl partecipa attivamente al revival e ieri ha rilanciato, in un evento dedicato, il proprio complesso pensiero su Europa e dintorni, prendendolo di peso da una proposta di legge popolare presentata nell’ormai lontano 2015. Che, per la nostra classe digerente, è in realtà roba di mezz’ora fa.

Oggi, al termine della consueta omelia domenicale su Repubblica, Eugenio Scalfari, dopo aver spiegato perché Gustavo Zagrebelsky è stato battuto da Matteo Renzi nel dibattito televisivo referendario da Mentana, torna su una sua antica proposta, rilanciata domenica scorsa. Io Padre Fondatore si rammarica per l’assenza di risposta del premier alla sua levata d’ingegno. Proviamo, molto più umilmente, a rispondere noi, per puro divertissement domenicale.

Puntata di Omnibus La7 di oggi, condotta da Alessandra Sardoni con Nicola Fratoianni (Sinistra Ecologia e Libertà), Alessandro Giuli (Il Foglio), Stefano Feltri (Il Fatto Quotidiano), Elisabetta Gualmini (vicepresidente della giunta regionale dell’Emilia Romagna), ed il vostro titolare. Si è parlato di riforma della scuola e ruolo dei sindacati, sentenza della Consulta sulla perequazione delle pensioni ed ultime levate d’ingegno di Grillo.

Sul blog di Beppe Grillo è comparso un interessante post, a firma di tal Napoleone (che non è chiaro se sia il vero nome dell’estensore oppure il nickname di un signore che ambisce a fare arrivare i treni in orario), che è maledettamente condivisibile, detto senza ironia alcuna. Si parla del continuo aumento di pressione fiscale, mentre gli elettori-contribuenti vengono ossessivamente rimbecilliti sulle svolte epocali a cui stanno partecipando in quanto cittadini dell’Era Renziana.

Ha suscitato scalpore l’affermazione di Fabrizio Barca, proferita durante lo scambio telefonico con un finto Nichi Vendola prezzolato dalla Zanzara, sulla “patrimoniale da 400 miliardi“, così come nei giorni scorsi era accaduto con l’emersione del “programma” 2011 di Corrado Passera per un improbabile “piano di crescita sostenibile per l’Italia”, con un prelievo patrimoniale straordinario di 85 miliardi. Stupore piuttosto naïf, invero.

Ripetiamolo alla nausea: non c’è nulla di sconvolgente nella campagna di stampa in atto in Germania sulle ricchezze (vere o presunte) dei paesi del Sud Europa che sono in assistenza o che potrebbero finirvi, come il nostro. Nessuna sorpresa, quindi, che anche lo Spiegel di questa settimana dica la sua, con toni da giornale popolare anziché da “autorevole” magazine dedito alle analisi. Questa reazione è verosimilmente (ma non esclusivamente) frutto dell’affermarsi di correnti anti-euro della società tedesca che prendono la forma partitica e divengono particolarmente vocali. Il problema è nell’immediato metodologico, in termini di qualità dei dati utilizzati, ma ha anche importanti ricadute politiche, nell’accidentato percorso che dovrebbe portarci all’unione bancaria europea.