Colabrodi fiscali mediterranei

Mentre il parlamento greco è atteso votare l’ennesimo pacchetto di austerità destinato al fallimento, è di grande rilevanza ed interesse quanto scrive il blog greco LOL Greece, che cita un esponente della banca centrale greca sullo stato tragicomico dell’erario ellenico, incapace di perseguire evasione ed elusione, circostanza che depotenzia al limite dell’inservibilità ogni azione di politica fiscale. Vediamo qualche dettaglio, e promettete di non fare paragoni con situazioni a noi vicine.

Come rileva LOL Greece citando la relazione dell’esponente della banca centrale (slides disponibili qui),

La Grecia ha 286 uffici fiscali, un enorme dato pro-capite per gli standard dell’OCSE, creati negli ultimi due decenni per ragioni clientelari. Negli anni ’80, ’90 e dopo il 2007, un gran numero di funzionari pubblici sono stati trasferiti negli uffici delle imposte da altri comparti della pubblica amministrazione, senza le necessarie competenze o formazione. (…) La dispersione geografica degli uffici delle imposte è stato un grande sistema di parcheggio per i dipendenti pubblici che vogliono lavorare vicino alle loro famiglie.

L’assetto attuale dell’amministrazione fiscale è un invito alla corruzione – non solo i funzionari fiscali hanno ‘incredibili’ livelli di discrezionalità, ma possono solo essere disciplinati da un comitato di loro stessi colleghi e il ministro delle Finanze greco deve approvare personalmente il trasferimento di ogni funzionario del fisco. Il problema della corruzione viene riconosciuto dall’Ispettore Generale della Pubblica Amministrazione, ed è peggiorato notevolmente negli ultimi 10 anni. Non aiuta il fatto che in Grecia la qualità dei servizi fiscali erogati dai dipendenti pubblici è estremamente bassa: ci si aspetta che i cittadini conoscano le norme di legge fino nei minuti dettagli, e c’è poco o nessun supporto quando, inevitabilmente, ciò non accade. Così nella maggior parte dei casi i contribuenti sono del tutto in balia del funzionario delle imposte.

La Grecia non ha un meccanismo di risoluzione del contenzioso fiscale tramite mediazione – ogni caso contestato va alle Corti Tributarie, che attualmente sono di fronte ad un arretrato di 150.000 casi per un valore complessivo di 30 miliardi di euro. In media servono 7-10 anni per risolvere il contenzioso. I contribuenti sono tenuti a versare il 25 per cento dell’imposta dovuta per poter ricorrere contro gli accertamenti, ma i tribunali hanno la possibilità di concedere esenzioni dal versamento di questa somma, cosa che accade in circa il 90 per cento dei casi (e, si è tentati di pensare, non senza guadagnarci sopra qualcosa).

Da ultimo, la Grecia ha una lunga storia di condoni fiscali – 10 negli ultimi 32 anni, il più recente ha avuto luogo quest’anno. Un totale di 17,5 miliardi di euro è stato raccolto in questo modo, tra il 2000 ed il 2008. Sanatorie fiscali sono ormai parte integrante delle aspettative dei contribuenti greci e dei loro consulenti fiscali (per lo più notai e commercialisti), incoraggiando un atteggiamento disinvolto nei confronti della legge, che in ogni caso cambia con frequenza mensile o giù di lì.

(…) Complessivamente, il costo di raccolta delle imposte in Grecia è pari all’1,6 per cento dell’importo accertato, il doppio del rapporto che si rileva in Canada. Nell’imposta personale sul reddito, questo rapporto sale al 2,4 per cento, quattro volte il livello degli Stati Uniti. Questo non include i costi sopportati dai cittadini, che devono raccogliere tutti i documenti, sotto pena di perdere metà delle deduzioni fiscali.

Di fronte ad un simile sfascio, del tutto irrecuperabile nel breve-medio termine (ad essere ottimisti), è facile avere un’idea dei motivi di fallimento delle “manovre” correttive dal versante delle entrate (prescidendo ovviamente dall’impatto macroeconomico restrittivo). Tanto varrebbe cessare di corrispondere stipendi e pensioni pubbliche, per fare cassa: sarebbe probabilmente più semplice, dal punto di vista operativo. Forse Fmi ed Ue avrebbero dovuto preoccuparsi, in via del tutto preliminare e pregiudiziale a qualunque altra considerazione, di questa condizione di arretratezza ed arbitrio fiscale. Ma è ormai inutile piangere sulle tasse non versate. Il Titanic europeo prosegue nella sua navigazione.

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